Nel pomeriggio ai Martedì Letterari del Casinò di Sanremo, Nicola Santini ha presentato il libro “Un po’ d’istruzione un po’ di distruzione. Trentuno classici riveduti e corretti”.
Giornalista, conduttore televisivo e direttore del settimanale Vero dal 2024 e fra i principali esperti italiani di “galateo”, con la sua nuova fatica letteraria(con prefazione di Concita Borrelli) Santini rilegge trentuno grandi classici della letteratura con uno sguardo personale, ironico e sorprendentemente liberatorio, spiegato al pubblico come una sorta di resa dei conti con la propria formazione culturale, tra memoria, disincanto e nuove consapevolezze maturate nel tempo.
Nel testo riemergono romanzi amati, subiti o fraintesi, rimasti a lungo sedimentati nell’esperienza di lettura e il bisogno di rileggerli senza reverenza e retorica scolastica per portarli nella vita reale dei lettori.
“La letteratura per me è il fondamento di quelle che poi sono state le mie scelte di vita, il futuro, la visione”, dice Santini durante la presentazione, “io sono un fotografo che ha usato la macchina fotografica, però ho un approccio estremamente letterario alle cose. Sono nato nella terra di Gabriele D’Annunzio, sono stato a vivere nella terra di Umberto Saba, Sigmund Freud, Friedrich Nietzsche, Italo Svevo. Quindi, in realtà, per me il DNA viene definito come parte di quel mattoncino”.
“Non potrei fare a meno della letteratura”, prosegue Nicola Santini, “e devo dire, nonostante poi i ‘massacri’ — perché comunque c’è un momento di vendetta per tutti noi verso i professori — ho avuto veramente ottimi insegnanti. Gente che ha fatto di tutto per darci un’idea di quello che potrebbero essere gli scritti in una certa epoca, perché ovviamente nei pochi anni di un liceo e delle medie non si può aprire una porta su tutto. Devo dire che hanno lasciato spazio anche a quel bambino, poi ragazzino, ribelle che davanti a Madame Bovary preferisce usare la parola ‘MILF’ invece che martire”.







