I Martedì Letterari propongono un appuntamento dedicato alla tradizione culturale partenopea, con un richiamo al Festival della musica e arte partenopea dell’aprile 1932, firmato da Ernesto Murolo ed Ernesto Tagliaferri.
Nel Teatro del Casinò di Sanremo, Oscar Di Maio, attore e scrittore, ha presentato “Guitto? Così è se vi pare” (De Nigris editore). Un incontro che ha intrecciato letteratura, musica e memoria teatrale, offrendo uno spaccato di vita legato al palcoscenico, raccontato con professionalità e partecipazione.
Di Maio ripercorre il proprio percorso artistico, dalle prime esperienze in camerino con la zia Olimpia fino al successo del personaggio del “Cafone”, divenuto fenomeno televisivo e simbolo popolare.
Nel racconto emergono tournée, sacrifici e momenti di crescita, restituendo l’immagine di un mestiere vissuto come vocazione.
“Guitto? Così è (se vi pare)” si configura come una testimonianza personale e professionale, in cui il teatro diventa luogo identitario. Il libro raccoglie memorie e riflessioni su un mondo che, pur trasformato, continua a vivere nella trasmissione diretta dell’esperienza.
“Perché Guitto? Allora, nasce con una parola nobile. Poi dopo l’hanno involgarita dicendo che Guitto è quell’attore che esce dal teatro con i vestiti stessi dello spettacolo, con le stesse scarpe, uno sfaccendato. Però Guitto nasce come aggettivo nobile. Guitto è così, se vi pare, per parafrasare il nostro Pirandello.” spiega l’ attore e scrittore “Io ho creato un personaggio a Napoli che si chiama Il Cafone, che serviva soltanto a beffeggiare tutti questi falsi presentatori che parlano in dizione precisa e poi magari sbagliano i verbi. Allora ho fatto fare al Cafone il presentatore, questa sorta di sindaco dei cafoni, il coatto come si direbbe a Roma. Molta gente l’ha preso per un personaggio che nasce per far ridere e finisce a se stesso, invece non è così. Tanto è vero che Roberto De Simone disse che non era un personaggio ma una maschera.”
A questo punto, Di Maio spiega la differenza: “Il personaggio è un po’ quello che ricerchiamo ogni giorno, in televisione, sui TikTok. Ci sono tormentoni senza motivazione. La maschera no. Nascono tanti bravi attori, ma non tutti sono maschere. Le nostre ultime maschere sono state Totò, Peppino De Filippo, lo stesso Nino D’Angelo, che è un amico mio”.
Ad accompagnare Di Maio c’è il musicista Gennaro Carbone, coinvolto nel progetto artistico.
“È uno dei pochi che ha fatto il conservatorio oltre a una grande gavetta”, dice l’attore. “Qui è stato più volte con il compianto Mario Merola. Stiamo lavorando a uno spettacolo insieme dove sarà coinvolto anche Ciro Capano, attore oggi molto richiesto”.
“Venendo da una delle famiglie più antiche del nostro teatro, la mia famiglia cominciò nel 1875. Mi sembra doveroso trasmettere queste conoscenze ai giovani”, conclude. “Certe cose non si imparano nelle scuole di teatro. Anche un applauso può essere negativo, bisogna sapere quando cercarlo e quando evitarlo. Sul palcoscenico ogni gesto comunica qualcosa. Nel libro ho voluto lasciare questo anche a chi viene dopo”.







