Questo pomeriggio, nell’ambito dei Martedì Letterari del Casinò di Sanremo, curati da Marzia Taruffi presso il Teatro dell’Opera, il professor Manlio Graziano, analista, ha presentato il suo ultimo saggio “Come si va in guerra” (Mondadori). All’incontro ha partecipato anche la professoressa Sara Di Vittori.
In un contesto internazionale in cui il tema della guerra torna con frequenza nel dibattito pubblico, tra ipotesi di conflitti globali e tensioni crescenti, il rischio evidenziato è quello di una progressiva assuefazione. Da un lato il riarmo di numerosi Paesi alimenta preoccupazioni, dall’altro la continua esposizione a immagini e dichiarazioni contribuisce a una percezione sempre più normalizzata del conflitto.
“Per non lasciarsi travolgere è necessario porsi una domanda: come si va in guerra? Ponendo al centro della riflessione i meccanismi che rendono possibile il passaggio dalla tensione al conflitto aperto”, introduce Graziano.
Partendo dall’analisi storica, il saggio approfondisce i processi di costruzione del nemico, le dinamiche identitarie e il ruolo della paura, elementi che contribuiscono a rendere la guerra non solo accettabile, ma talvolta persino auspicata. Parallelamente viene ricostruito il deterioramento degli equilibri internazionali, segnato dalla crisi della cooperazione tra grandi potenze e dal moltiplicarsi di tensioni regionali.
“La questione è che secondo me l’Occidente ormai non esiste più, se sia mai esistito. Oggi come oggi il problema fondamentale, se dovessimo credere all’esistenza dell’Occidente, è all’interno dell’Occidente”, afferma Manlio Graziano, “cioè il fatto che il pilastro dell’Occidente è praticamente in via di sfacimento e, siccome è quel pilastro che ha tenuto su quello che si può definire un ordine mondiale negli scorsi 80 anni, inevitabilmente, perdendo peso questo elemento centrale, il disordine si propaga e si propagherà sempre di più”.
Nel corso dell’incontro, l’attenzione si è concentrata sui meccanismi che portano a un potenziale conflitto tra grandi potenze.
“Io non parlo della guerra in generale, ma della guerra mondiale, che è quella che ci preoccupa di più”, prosegue Graziano, “i meccanismi sono molteplici, però ci sono alcuni fattori necessari: il fatto che la potenza dominante non riesca più a dominare e si veda sorpassata da altre potenze, e soprattutto la chiusura dei mercati, che rappresenta la scintilla capace di innescare la crisi”.
“Oggi vediamo un’accelerazione molto forte della disgregazione della forza degli Stati Uniti e questo mette in fibrillazione tutti gli equilibri”, sottolinea, “abbiamo un periodo veramente preoccupante”.
Graziano passa poi a una breve disamina sul ruolo della Cina. “Ha molti problemi interni e non ha la forza di rimpiazzare gli Stati Uniti”, osserva Graziano. “Se c’è qualcosa che ci protegge dal rischio di una guerra tra Stati Uniti e Cina è il fatto che la perderebbero entrambi”.
L’intervista integrale all’autore nel video servizio a inizio articolo.







