Ieri, 11 aprile, l’Istituto Tethys, impegnato da quarant’anni nella ricerca e nella tutela dei grandi vertebrati marini, ha celebrato anche a Sanremo questo importante traguardo insieme alle persone e agli enti del territorio che da molti anni ne accompagnano e sostengono le attività.

Nel corso della serata, i presenti hanno seguito l’intervento della dott.ssa Sabina Airoldi, che ha ripercorso le tappe più significative della storia dell’Istituto, illustrando i principali risultati scientifici conseguiti in questi quattro decenni, con particolare attenzione alle attività svolte nel Ponente ligure. Airoldi ha poi annunciato, con grande emozione, il passaggio di testimone alla guida delle ricerche sui cetacei con base a Portosole: dopo trent’anni di direzione, dallo scorso gennaio il coordinamento è affidato alla dott.ssa Caterina Lanfredi, sua collaboratrice da oltre vent’anni.

La parola è poi passata alla nuova direttrice che, dopo aver ringraziato la sua predecessora, ha dichiarato il proprio impegno a proseguire con determinazione sulla via tracciata, custodendo e valorizzando il patrimonio di conoscenze costruito nel tempo e rafforzando, con passione e responsabilità, una visione di ricerca capace di guardare al futuro con nuove prospettive e collaborazioni.

La celebrazione è proseguita con gli interventi di alcuni rappresentanti delle istituzioni e del territorio che hanno condiviso il percorso di Tethys nel corso degli anni: il senatore Giovanni Berrino, l’ammiraglio Giovanni Pettorino, già comandante generale della Guardia Costiera, il dott. Gianni Mascelli, la dott.ssa Barbara Amerio, il dott. Graziano Poretti e il giornalista Giulio Gavino.

L’incontro si è svolto nella Sala Privata del Casinò di Sanremo, gentilmente messa a disposizione da CNA Imperia, in particolare nelle persone del presidente Graziano Poretti e del direttore Luciano Vazzano, e dal Consiglio di amministrazione del Casinò, ai quali va un sentito ringraziamento per aver reso possibile l’utilizzo della prestigiosa location.

L’evento ha rappresentato non solo un momento celebrativo, ma anche un’occasione per rinnovare il legame tra Tethys e il territorio, nel segno di una collaborazione che continua a sostenere la ricerca e la conservazione del mare.

Tethys è considerata un’eccellenza italiana, ampiamente accreditata nel panorama della ricerca scientifica internazionale: un riconoscimento forse inaspettato, se ancora oggi non tutti sono consapevoli che nei nostri mari vivono balene e delfini, e tantomeno che l’Italia ha un ruolo di spicco nella ricerca per la salvaguardia di questi affascinanti animali.

Fondato a Milano da Giuseppe Notarbartolo di Sciara, biologo marino, ed Egidio Gavazzi, allora creatore delle riviste Airone e Aqua, l’Istituto è nato in un periodo in cui studiare animali come i mammiferi marini sembrava un’eccentricità. Ma la non-profit, alla quale si era aggiunto un piccolo gruppo di giovani biologi, aveva un obiettivo ben concreto: gettare le basi per la tutela dell’ambiente marino. Un’intuizione che oggi, in tempi di profonda crisi ambientale e climatica, trova conferma nel mondo della scienza: i grandi animali marini, come le balene, sono elementi fondamentali per l’equilibrio del mare e, di conseguenza, del pianeta intero.

Rappresentano quindi un patrimonio unico, ma anche particolarmente fragile e vulnerabile. Il Mediterraneo è infatti uno dei mari più trafficati al mondo e gli animali sono minacciati da inquinamento, catture accidentali, perdita di habitat, diminuzione delle risorse alimentari, collisioni con le navi e rumore subacqueo.

Non fa eccezione, purtroppo, il principale hotspot di balene e delfini nel Mediterraneo nord-occidentale: il Santuario Pelagos, creato con un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco. L’idea di un tratto di mare transnazionale dedicato ai cetacei, ai tempi del tutto innovativa, fu proposta per la prima volta proprio da Tethys; nel 2002, grazie anche al contributo di altre organizzazioni, è diventata realtà la prima area protetta al mondo per i cetacei al di fuori delle giurisdizioni nazionali.

Molto però resta ancora da fare. Anche per questo nasce proprio in questo periodo il “Consorzio Pelagos”: coordinato da Tethys e finanziato dalla Fondazione Alberto II di Monaco tramite la Pelagos Initiative. Il progetto quadriennale mira a rafforzare la conservazione dei cetacei e dei loro habitat attraverso una cooperazione transfrontaliera più efficace, un approccio scientifico innovativo, un coinvolgimento attivo delle comunità locali e un forte impegno a livello politico.

In fatto di tutela territoriale, recentemente altri “tasselli” si sono aggiunti: il riconoscimento del Mediterraneo nord-occidentale come Area Marina Particolarmente Sensibile (PSSA), una piccola ma importante area di protezione della foca monaca in Grecia e, nei nostri mari e nel mondo, l’individuazione di numerose Aree Importanti per i Mammiferi Marini (IMMA).

Oggi Tethys detiene le più lunghe serie di dati del loro genere nel Mediterraneo, grazie a due programmi a lungo termine: il Cetacean Sanctuary Research e lo Ionian Dolphin Project, avviati rispettivamente nel Mar Ligure nel 1990 e nella Grecia ionica nel 1991. Questi progetti vantano, peraltro, cifre da record: i chilometri monitorati complessivamente superano di oltre sette volte e mezzo la circonferenza dell’Equatore, mentre i giorni trascorsi in mare sono più di 5.700. Ma ciò che più conta sono i risultati, provenienti anche da numerosi altri progetti mirati e resi pubblici in circa 800 titoli tra riviste scientifiche, presentazioni a congressi, libri e articoli.

“Quarant’anni fa parlare di balene nel Mediterraneo sembrava quasi un’utopia”, dichiara Simone Panigada, presidente dell’Istituto Tethys. “Oggi sappiamo che questi animali non solo vivono stabilmente nei nostri mari, ma svolgono un ruolo chiave negli equilibri degli ecosistemi marini. Questo anniversario non è solo una celebrazione del passato, ma soprattutto un richiamo alla responsabilità: la ricerca scientifica deve continuare a guidare le scelte politiche e sociali se vogliamo garantire un futuro ai cetacei e al Mediterraneo”.

Non sono informazioni che restano nella torre d’avorio degli scienziati: tra gli obiettivi di Tethys c’è sempre stata anche la divulgazione dei risultati della ricerca presso il grande pubblico, con lo scopo di sensibilizzare sulla necessità di tutela dei nostri mari. Non si tratta solo di testi, foto, video o contenuti sui social, ma anche di esperienze dirette: ad oggi oltre 7.500 persone hanno affiancato i biologi dell’Istituto nella ricerca in mare, in qualità di “citizen scientists” (cittadini scienziati), contribuendo concretamente alla tutela dei mammiferi marini e dell’ambiente marino.