video
play-rounded-outline
16:44

Scoprire, nelle situazioni difficili, di avere una forza inaspettata. È questa la lezione più profonda che Riccardo Belcastro, 29 anni, nato a Sanremo e residente a Taggia, porta con sé dopo l’incidente che il 1° febbraio 2025 ha segnato un prima e un dopo nella sua vita.

L’intervista a Riccardo Belcastro

L’incidente

L’incidente è avvenuto mentre stava rientrando a casa in regione Tuvi, sopra Taggia. “Avevo impostato una curva senza rendermi conto che la strada, dopo alcuni lavori, presentava degli avvallamenti che prima non c’erano. Ho perso aderenza, sono uscito largo e ho colpito il muretto che divide la strada dal fiume. Da lì sono stato catapultato di sotto“, racconta.

Nei minuti immediatamente successivi, l’adrenalina ha avuto la meglio sul dolore. “La cosa più stupida che ho fatto è stata rialzarmi. Non sentivo nulla e sono tornato in strada per controllare la moto. Solo dopo, quando l’adrenalina è scesa, è arrivato il dolore vero“.

Il trasferimento in elicottero all’ospedale Santa Corona è rimasto impresso nella sua memoria. “Ricordo benissimo quel viaggio. Ero steso immobile sulla barella e i medici continuavano a chiedermi se riuscivo a muovere le dita dei piedi. In quel momento ho capito che c’era una reale possibilità di aver compromesso la mia spina dorsale e il resto della mia vita”.

Il lungo periodo di immobilità forzata

Gli accertamenti hanno escluso la necessità di interventi chirurgici invasivi. “Le fratture alle vertebre erano composte. L’urto è stato in parte assorbito dai muscoli e questo mi ha salvato da conseguenze molto più gravi”. Dopo alcuni giorni di ricovero, è iniziato il lungo periodo di immobilità. “Ho indossato per mesi un busto rigido che mi bloccava completamente la schiena. Dovevo stare fermo il più possibile e ogni mese facevo risonanze per controllare la guarigione”.

Attesa che ha messo a dura prova soprattutto sul piano emotivo. “Il dolore fisico era forte ma sopportabile. La parte più difficile è stata quella psicologica. Per una persona attiva e sportiva come me, stare fermo per mesi è stato devastante. Mi sembrava di aver perso una parte di me”.

La svolta è arrivata con la graduale rimozione del busto. “Quando mi hanno detto che potevo iniziare a toglierlo non ci credevo. L’ho fatto poco alla volta, un’ora in meno al giorno, fino a liberarmene del tutto”. Oggi Riccardo convive con qualche fastidio residuo, ma nulla che gli impedisca una vita normale. “Per quello che mi è successo, posso dire di essere stato fortunato“.

La passione per lo sport

Fondamentale, nel percorso di rinascita, è stato lo sport, una passione che lo accompagna fin da bambino. “Ho sempre fatto sport, fin da bambino. Poi ci sono stati periodi di stop, ma il vero colpo di fulmine è arrivato con il calisthenics. È lo sport che fa per me e che, in un certo senso, mi ha salvato la vita“.

Dopo l’incidente, accanto al calisthenics è tornata anche la corsa. “Quando non puoi camminare per mesi, poi non vuoi più fermarti. Ho iniziato piano piano, mi sono iscritto a un’associazione sportiva e ho iniziato anche a partecipare alle gare”. Tra tutte, una resta speciale. “La T.N.T. Naturun Trail di Taggia. Correre in casa, con la mia società, e rendermi conto dei progressi fatti è stato emozionante”.

“Non sappiamo davvero di cosa siamo capaci finché non ci troviamo davanti a situazioni che sembrano insormontabili”

Oggi il suo rapporto con la vita è cambiato. “Apprezzo molto di più le piccole cose che prima davo per scontate. L’incidente mi ha dato una forza di volontà nuova. Non sappiamo davvero di cosa siamo capaci finché non ci troviamo davanti a situazioni che sembrano insormontabili. È proprio lì che scopri una forza che non pensavi di avere, e una volta che la trovi, puoi usarla per affrontare tutto il resto”.

Nel video-servizio a inizio articolo l’intervista integrale a Belcastro.