Per la comunità di Ceriana la Domenica delle Palme apre una Settimana Santa vissuta in un modo molto particolare, dove tradizione e partecipazione collettiva si intrecciano con continuità e il calendario liturgico assume una dimensione condivisa, costruita su gesti antichi e su una forte identità comunitaria.
In questo il Giovedì Santo rappresenta uno dei passaggi più significativi.
Già dal pomeriggio, con l’usanza della costruzione dei corni, realizzati artigianalmente con la corteccia di castagno secondo una tecnica tramandata nel tempo.
Il rito prevede che gli uomini si rechino nei boschi per tagliare i polloni, utilizzati poche ore dopo per costruire questi strumenti che, dato il silenzio delle campane fino alla Pasqua, fungono da strumento sostitutivo.
Con il calare della sera poi, il centro del paese si raccoglie attorno alla celebrazione della Cena del Signore.
Dopo di che la musica prende nuovamente la scena, sostituendo i corni del giorno al canto delle 4 confraternite: i Rossi di Santa Caterina, gli Azzurri della Visitazione, i Verdi di Santa Marta e i Neri della Misericordia, che in ordine prestabilito si dispongono secondo un ordine consolidato e in abiti tradizionali, partecipano alla liturgia con una processione, intonando ‘a cappella’ i canti tradizionali, fra i Miserere, lo Stabat Mater e le laudi penitenziali, prima in prossimità della piazza, poi davanti all’altare, e infine sulla via del ritorno alla propria chiesa, muniti di candele nell’oscurità dei vicoli o alla luce pallida della luna come quest’anno.
Le voci che risuonano lungo le arcate, alternate solo ai silenzi fra un intonazione e l’altra sono quasi esclusivamente maschili si alternano e si sovrappongono creando un tessuto sonoro essenziale, privo di accompagnamento strumentale.
Un tempo poco partecipato, negli anni questo momento particolare della tradizione cerianasca ha ripreso molto vigore, anche grazie ad una partecipazione che non si limita ai membri della confraternita. E’ molto facile vedere persone del pubblico, magari amici e conoscenti degli officianti, reclutati, vestiti di tutto punto e coinvolti nelle prove e nei canti veri e propri.
I tutto questo la piazza, la sede della Compagnia Sacco e le chiese delle confraternite diventano, prima e dopo la cerimonia, luogo di festa e bagordi, dove si mangia, in particolare i frisciöi, si beve, ci si incontra e si canta.
Una festa che si protrae anche nei giorni successivi, con la processione del Venerdì Santo perle vie del paese, mentre i bambini portano i simboli della Passione e i portatori di croci avanzano sotto le strette volte dei caruggi, spesso costretti a chinarsi. I canti, anche qui, in continuità con la sera precedente, accompagnano l’intero percorso.
Nei giorni successivi, la partecipazione corale prosegue durante la Veglia e la Santa Messa Solenne di Pasqua.








