Nella conferenza stampa successiva alla prima serata del Festival di Sanremo,J-Ax è tornato sull’esibizione che ha segnato il suo ritorno sul palco dell’Ariston dopo l’edizione passata, che aveva visto il ritorno degli Articolo 31.
Una performance che ha raccolto consenso tra molti componenti della sala stampa, fra le quali anche alcune testate americane e canadesi, e che ha offerto al rapper l’occasione per allargare il discorso a temi identitari e culturali legati al brano, che spaziano dalla visione generale dell’artista(la politica uno dei leit motiv delle domande che coinvolgono il rapper, al quale non si sottrae).
“Era in realtà la volontà di esasperare certi simboli che, come il tricolore, se ne sono appropriate le persone sbagliate. Dopo 40 anni di colonizzazione culturale degli americani, anche le loro cose ormai sono nostre. Quando iniziai a fare rap mi dissero che stavo facendo un’americanata, oggi la viviamo come normalità.” spiega, per poi aggiungere “Sono anche contento che questo cappello stia triggerando di brutto i fashion blogger.”
Nel corso dell’incontro, l’artista ha alternato toni leggeri e ironici a riflessioni più strutturate sulla propria cifra stilistica, rivendicando la natura ibrida del progetto portato in gara.
“Per descrivermi alla gente che ancora non mi conosce, metto assieme i miei gusti mescolando country e rap. Come uno che tenta di inventarsi dei piatti e mescola ingredienti che apparentemente non c’entrano. Sono cresciuto a Milano, dove si ascoltavano Jannacci e Dario Fo, con i comici usciti dal Derby. Ho sempre amato questa gente. Poi è capitato che diventassi amico di Paolo Jannacci, che suona in un disco degli Articolo 31, e a un certo punto sono stato adottato dal loro giro. Quando è stato il momento di scegliere la cover mi sono detto di essere in grado di chiederlo. Ci saranno Enzo Jannacci, Paolo Rossi, Ale e Franz.”
L’idea di una contaminazione tra generi viene presentata come il frutto di un percorso personale e culturale radicato in un contesto preciso, quello milanese, e in una stagione artistica ben definita.
“Sono sicuro di essere incomprensibile fuori dai confini italiani perché sono una mutazione che poteva esistere solo in un certo periodo e in un certo contesto.”
Spazio anche al racconto dell’ultimo fortunatissimo progetto parallelo del rapper milanese, “Non aprite Questa Podcast”
“Il podcast mi ha dimostrato che fare cose per piacere, senza orizzonti chiari di successo ma solo per passione, può sorprendere in positivo. È uno scherzo scappato di mano. Ora faremo una tournée il prossimo anno. Non dobbiamo nemmeno passare per i social perché esiste, in particolare grazie ai contenuti.”
Tra i passaggi della conferenza anche le sensazioni in riferimento all’incontro con il Presidente della Repubblica.
“Quello che mi è piaciuto è che il presidente Mattarella ha sottolineato l’importanza, a livello di economia, della musica in Italia. Spesso il nostro viene visto come un non lavoro, non essendoci un’educazione che parte dalla scuola dell’obbligo. La gente ha questa lacuna e pensa che per il nostro lavoro, come per il vostro, non servano sacrifici. Sentirselo riconoscere dal Presidente Mattarella è stato bello.”
Non è mancato un accenno alle questioni legate all’Eurovision, al centro delle polemiche legate a doppio filo alla questione Israelo-Palestinese.
“Partecipare o meno all’Eurovision? Non credo toccherà a me, ma nel caso credo che proporrei qualcosa che, al quinto livello di lettura, possa contenere un messaggio riguardo a Gaza.”
In chiusura, una battuta netta sul fronte politico, date le insistenti domande dei cronisti sui commenti al festival degli scorsi giorni da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa.
“Non ascolto da 15 anni cosa dice.” chiude per poi avviarsi verso l’uscita della sala.





