Terzo Sanremo per Dargen D’Amico col suo brano attualissimo “AI AI” che tratta il tema dilagante dell’intelligenza artificiale, e subito spontaneo arriva il parere sull’utilizzo dell’IA nella prima serata, dove tutto l’Ariston è stato “paperellizzato” in una sequenza ai limiti dell’incubo lovercraftiano. “Mi sono sentito al posto giusto al momento giusto, stavo raccontando ciò che già sta succedendo, la mia intenzione col brano era creare un tavolo di dibattito sul capire come fare, sul come concentrare l’intelligenza artificiale in campi utili, che è qualcosa di estremamente diverso dallo sfruttare risorse per trasformarci tutti in paperelle”.
“Riguardo all’IA, la mia vera paura è che sfruttando la nostra pigrizia ci riduca a consumatori passivi anche di emozioni umane. Una soluzione potrebbe essere concentrarci sul dialogo, perché c’è ancora spazio per il dialogo. Se continuiamo a dare tutta questa confidenza all’IA si crederà di essere Dio; se non arginiamo il potere di calcolo, e dicono che allo stato attuale non lo sia, potrebbe ritenersi Dio e decidere che la nostra vita non abbia alcun valore”.
Viene poi accusato in sala stampa di aver esibito un fiore durante l’esibizione collegato alla bevanda Aperol, accusa che fa sorridere Dargen: “Non ho alcun contratto e per ora i fiori non sono ancora proprietà delle aziende. Le informazioni dovrebbero essere sondate, un esempio l’Ansa che ha diffuso una foto dei poliziotti a Torino durante le proteste palesemente ritoccata con l’IA”. In sala l’Ansa prova a difendersi: “Riteniamo che la Polizia di Stato, che ha diffuso l’immagine, sia una fonte attendibile”.
Dargen li spegne: “Evidentemente no, non lo è”.










