“Senza memoria non c’è giustizia e senza giustizia non c’è futuro. Ricordare non significa riaprire ferite, ma dare dignità ai morti“, si è aperta così questa mattina, martedì 10 febbraio, presso la Camera di Commercio di Imperia la celebrazione del Giorno del Ricordo, per commemorare le vittime delle foibe, l’esodo giuliano-dalmata e le vicende degli italiani costretti ad abbandonare le terre del confine orientale dopo il 1945.
L’appuntamento, organizzato dalla Prefettura di Imperia in collaborazione con Comune, Provincia, Ufficio Scolastico Provinciale e Comitato provinciale ANVGD, ha visto una nutrita partecipazione di studenti delle scuole del territorio, al centro di un intenso percorso di memoria e riflessione.
Ad aprire l’incontro è stato l’intervento del Prefetto di Imperia Antonio Giaccari, che ha sottolineato l’importanza di custodire la memoria storica e di trasmetterla alle nuove generazioni, affinché tragedie come quelle delle foibe e dell’esodo non vengano dimenticate.
Le parole di Antonio Giaccari
“Ricordare oggi è un dovere civile. Il Giorno del Ricordo ci richiama a una pagina dolorosa della nostra storia, troppo a lungo taciuta, e ci invita a riflettere sul valore della libertà, della pace e della dignità umana. Solo attraverso la memoria possiamo costruire un futuro più consapevole“, ha esordito ai nostri microfoni il Prefetto di Imperia, Antonio Giaccari.
Le parole di Marcello Orengo
Particolarmente toccante è stata la lettura della testimonianza di Marcello Orengo, fratello di Antonio Orengo, finanziere deceduto all’interno delle foibe nel 1947 e al quale è stata dedicata una via nella frazione Latte di Ventimiglia. Ai nostri microfoni, emozionato, Orengo ha ricordato: “Io sono nato diciassette anni dopo mio fratello. In famiglia eravamo in cinque e io sono l’ultimo. Mia madre, quando era incinta, diceva che sperava nascessi il 7 luglio, come lui, e così è stato. È come se in qualche modo l’avessi seguito. Oggi ricordarlo è fondamentale: è partito volontario per servire la patria, senza sapere davvero a cosa andasse incontro. A Latte siamo riusciti a dedicargli una via, tre o quattro anni fa. Così il suo nome resterà per sempre“.
Momento di forte intensità emotiva anche con la partecipazione della famiglia Vivoda: il padre, Lino Vivoda, esule istriano, ha rappresentato con la sua vicenda personale la sofferenza di migliaia di famiglie costrette a lasciare la propria terra.
L’incontro è stato curato dagli studenti della provincia, che hanno accompagnato la cerimonia con brani musicali e momenti di espressione teatrale, contribuendo a rendere la commemorazione non solo un atto istituzionale, ma un’esperienza viva e condivisa.
La mattinata ha fatto seguito alla cerimonia svoltasi ai Giardini Martiri delle Foibe, dove è stata deposta una corona d’alloro alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, confermando anche quest’anno l’impegno del territorio imperiese nel mantenere viva la memoria del Giorno del Ricordo.








