“Rimango sbalordito dai continui tentativi di mistificare la realtà”, esordisce il presidente della Fondazione Chiappori di Ventimiglia, Antonio Federico, in riferimento alle dichiarazioni del consigliere Nico Martinetto sulla bozza di statuto della fondazione stessa. “Forse Martinetto ha bisogno di visibilità; diversamente non si sarebbe inventato una storia smentita dai fatti e, purtroppo per lui, anche dai documenti”.
Il presidente chiarisce che la seduta di lunedì aveva all’ordine del giorno una bozza di statuto “da me proposta, che non prevedeva, e sottolineo non prevedeva, alcuna indennità”. Federico spiega che il testo “riprendeva sostanzialmente l’impianto del vigente statuto, con alcune integrazioni apportate dal professor Gatto, incaricato dall’allora presidente Martinetto, necessarie per l’adeguamento della Fondazione al RUNTS”. Un punto che, afferma, “è facilmente verificabile attraverso documentazione e comunicazioni e-mail”.
“Nella primissima bozza”, prosegue Federico, “redatta dal professor Gatto, esperto nazionale del settore, si faceva riferimento alla possibilità di prevedere indennità, al pari di quanto accade in altre fondazioni. Confermo che l’argomento sia stato oggetto di discussione in altri Consigli d’amministrazione, ma tale opzione non è mai stata concretamente presa in considerazione, né tantomeno inserita nella bozza di statuto portata in discussione dal sottoscritto nell’ultimo Consiglio e trasmessa agli altri due consiglieri preventivamente”.
Il presidente rivendica inoltre la natura volontaria del proprio incarico: “Presto servizio pro bono, completamente a titolo gratuito, anche in altre fondazioni, e ciò avrebbe dovuto indurre Martinetto e altri a una maggiore cautela prima di descrivermi in modo diverso da quello che sono”.
“Le uniche modifiche sostanziali rispetto al vigente statuto”, sottolinea Federico, “da me proposte riguardavano: l’introduzione dell’incompatibilità con le cariche elettive, come avviene nella maggior parte delle fondazioni; l’istituzione di un fondo di riserva per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’ente; e la possibilità, sentito il revisore unico sulla fattibilità finanziaria, di prevedere una mensilità di premio per gli unici due dipendenti effettivi della Fondazione. Proposte inizialmente tutte respinte, salvo poi accogliere – su mia specifica istanza – l’istituzione del fondo di riserva e il premio ai dipendenti della Fondazione, che da anni lavorano con grande impegno”.
Federico ribalta poi l’accusa: “Chi oggi parla di occupazione politica dovrebbe spiegare ai cittadini perché, nello statuto proposto da Martinetto e Biancheri, si preveda il passaggio dagli attuali tre a cinque membri del Consiglio di amministrazione, con ben tre membri nominati dalla famiglia degli eredi, stravolgendo così la volontà del Fondatore. E per quale ragione si sia voluto a tutti i costi eliminare l’incompatibilità con le cariche elettive. Forse perché qualcuno ha la bramosia di rimanere attaccato alla poltrona?”.
Il presidente chiarisce inoltre le circostanze della sua uscita dalla riunione: “Ho dovuto lasciare la seduta intorno alle 21, iniziata alle 18, dopo oltre tre ore di riunione, partecipando alla votazione sulla bozza di statuto, in quanto ero atteso a un altro impegno già fissato. Circostanza della quale tutti i consiglieri erano perfettamente a conoscenza”.
Federico conclude esprimendo rammarico per il clima interno: “Prima di parlare di occupazioni politiche sarebbe opportuno guardare alle proposte che si mettono sul tavolo. Spiace che Martinetto abbia esacerbato, negli ultimi giorni del suo mandato, il clima sereno che si respirava in Fondazione fino a pochi giorni fa, creando polemiche inutili e strumentali. Mi rincresce constatare che si preferisca alimentare polemiche pretestuose anziché lavorare serenamente per il futuro della Fondazione. Sono certo che il nuovo CdA saprà ristabilire quel clima sereno e positivo indispensabile per il buon funzionamento dell’ente e per proseguire l’opera di rilancio della struttura”.





