Non solo un percorso personale di eccellenza, ma soprattutto un messaggio forte: la terapia occupazionale è una disciplina centrale nei moderni sistemi di cura. È questo il filo conduttore che ha accompagnato la partecipazione della dottoressa Rachele Simeon al Congresso mondiale di terapia occupazionale svoltosi a Bangkok dal 9 al 12 febbraio, dove è intervenuta nella giornata del 10 febbraio.
Originaria di Sanremo, laureata all’Università La Sapienza di Roma e attualmente dottoranda in neuroscienze presso l’Università degli Studi di Genova, Rachele Simeon rappresenta oggi l’Italia come delegata dell’associazione nazionale presso la World Federation of Occupational Therapists.
Al centro della sua esperienza internazionale non c’è soltanto un incarico istituzionale: c’è la volontà di ribadire il valore profondo della terapia occupazionale. Una professione sanitaria della riabilitazione con l’obiettivo di aumentare partecipazione nelle attività di vita quotidiana significative per la persona.
“La terapia occupazionale”, sottolinea la dottoressa Simeon, “è la professione che permette alle persone di tornare a svolgere attività significative, di recuperare ruoli sociali, di sentirsi parte della comunità. È una disciplina che mette al centro la persona, non la patologia”.
Il suo percorso di ricerca si concentra in particolare sul tema della fatica, un sintomo spesso invisibile ma altamente invalidante, che incide sulla capacità di svolgere attività quotidiane, lavorative e relazionali. Studiare la fatica dal punto di vista neurofisiologico e clinico, significa trovare interventi mirati che aiutino le persone a gestire le proprie energie in modo efficace.
Ed è proprio qui che la terapia occupazionale dimostra la sua forza: tradurre la conoscenza scientifica in strategie concrete, personalizzate e orientate alla vita quotidiana. La terapia occupazionale è un pilastro fondamentale del percorso di cura. Dalla Liguria a un contesto globale, il suo intervento ha ribadito l’importanza di investire nella terapia occupazionale per promuovere autonomia, dignità e partecipazione sociale.
Un impegno che parte da Sanremo, si rafforza nella ricerca universitaria e guarda al mondo con la consapevolezza che la qualità della vita non è un dettaglio clinico, ma l’obiettivo principale di ogni percorso di cura.





