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“Sono quelle interviste che non vorremmo fare. Non vorrei farla come Consigliera di parità, ma soprattutto non vorrei farla come donna“. Così Laura Amoretti, Consigliera di Parità della Regione Liguria, commenta ai nostri microfoni la vicenda del gruppo Facebook Mia Moglie‘, chiuso dopo lo scandalo esploso nei giorni scorsi.

Un gruppo con oltre 30mila iscritti, tra cui professionisti insospettabili – avvocati, esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti – in cui venivano pubblicate e commentate foto intime e private di donne, inconsapevoli di essere state fotografate o riprese. Immagini in costume, momenti di vita quotidiana, situazioni personali, trasformate in materiale da esibire e consumare all’interno di una comunità online.

Caso ‘Mia Moglie’- Le parole di Laura Amoretti

Criticità a livello normativo

“Questa pagina Facebook con oltre 32mila iscritti è l’ennesimo fallimento della nostra società. Due sono le criticità più lampanti di questo fallimento: da un lato l’aspetto normativo, dall’altro quello culturale“, ha dichiarato Amoretti.

Sul fronte legislativo la Consigliera sottolinea come gli strumenti esistano: dal Regolamento generale sulla protezione dei dati del 2016, al recente Digital Service Act entrato in vigore a febbraio 2024, passando per il Codice Privacy italiano e la Convenzione di Istanbul, che riconosce la violenza online come forma di violenza di genere. “Le norme ci sono, ma non hanno funzionato nell’applicazione. E questo rappresenta una grave criticità”, ha aggiunto.

Un fallimento culturale

Non meno doloroso, per Amoretti, è l’aspetto culturale: “La nostra comunità attraverso il mondo virtuale ha considerato il corpo femminile oggetto di consumo, di profitto, di visualizzazione. Questo lo trovo terribile. Un mercato di un corpo che non aveva voce e neppure la consapevolezza di essere usato”.

La Consigliera richiama l’urgenza dell’educazione e di un cambiamento profondo: “Manca l’educazione; dentro un corpo esiste un’anima, esiste una voce. Penso che il lavoro purtroppo sia ancora lungo. Dobbiamo lavorare tantissimo sulle nuove generazioni. E dobbiamo insegnare anche alle nuove generazioni, alle ragazze di oggi che saranno le donne dei prossimi decenni, a non essere l’apparire, ma essere l’essere. Non abbiamo bisogno di donne perfette, noi abbiamo bisogno di donne vere e di uomini che capiscano che la donna non è un oggetto ma un soggetto e un’anima pensante”.

Caso Phica

Sconcertante anche il caso ‘Phica.eu’ ( online da circa vent’anni e originariamente conosciuto come ‘Phica.net’) dove, nel marasma di immagini pornografiche, sono finite in mezzo tante donne ignare, comprese figure istituzionali, volti della tv, giornaliste. Inoltre, trattandosi di un sito, con ogni probabilità gestito su server esteri, non deve rispondere alle regole che un privato può stabilire per i propri utenti. Il sito è stato chiuso dopo l’ondata di denunce, la pressione pubblica e una petizione che ha superato le 140.000 firme. La Polizia postale sta lavorando per rintracciare i responsabili, anche attraverso collaborazioni internazionali,

Due episodi ravvicinati che raccontano di un fenomeno tutt’altro che marginale: la violenza digitale come forma di violenza di genere, un terreno su cui – come ha ribadito Amoretti – la strada da percorrere è ancora lunga.

Nel video-servizio a inizio articolo l’intervista integrale a Laura Amoretti.