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Ha suscitato dibattito e reazioni contrastanti la campana dedicata ai “bambini mai nati”, recentemente collocata e messa in funzione nella sede matuziana della diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Un’iniziativa che, nelle intenzioni della Chiesa, vuole essere segno di memoria e riflessione, ma che ha anche acceso polemiche nella popolazione. A chiarirne il senso è il vescovo Antonio Suetta.

“L’idea viene un po’ da lontano”, spiega il presule. “La campana è stata fusa nel 2021, benedetta nel febbraio 2022 e solo ora siamo riusciti a posizionarla e a metterla in funzione”. Un progetto che nasce come ricordo “di queste persone, perché tali sono: tutti i bambini che non hanno potuto nascere”. Il riferimento è sia agli aborti spontanei, “accompagnando il dolore e la sofferenza di tanti genitori”, sia agli aborti volontari.

Le polemiche non hanno sorpreso il vescovo, che anzi ne sottolinea un effetto inatteso: “Mi sono state anche utili perché hanno amplificato il suono della campana e, come dice San Paolo, tutto concorre al bene”. Tuttavia Suetta respinge con decisione l’accusa più ricorrente: “Non è un dito puntato contro le donne, non è un dito puntato contro nessuno”.

Secondo il vescovo, il significato dell’iniziativa si articola su due livelli. “Il primo aspetto è che la campana suona per le coscienze e per dire che cosa è realmente l’aborto, vale a dire la soppressione di una vita umana”. Il secondo riguarda chi resta coinvolto nella scelta: “La vittima dell’aborto non è soltanto il bambino a cui viene impedito di nascere, ma anche tutti coloro che vi operano”.

Da qui l’invito a non fermarsi allo scontro ideologico. “Io non punto il dito contro nessuno”, ribadisce Suetta, “ma desidero che le coscienze si interroghino e voglio tendere la mano: la mano della preghiera, della solidarietà, dell’accompagnamento”. Un’attenzione che, sottolinea, la Chiesa rivolge in modo particolare alle donne: “Le statistiche dicono che oltre il 30% dopo l’aborto vive un vero e proprio trauma psicologico e depressivo”.

Il vescovo invita quindi a superare “il rumore delle polemiche, che non aiuta mai a ragionare”, per cogliere l’occasione di un confronto più profondo. “Invito tutti, credenti e non credenti, a una riflessione più approfondita, anche se a qualcuno può sembrare inopportuna, nel rispetto delle opinioni di tutti, affinché possiamo essere sempre più autenticamente umani”.

Nel corso dell’intervista Suetta affronta anche il tema dell’inizio della vita. “Biologicamente la vita umana inizia con il concepimento”, afferma. “Dal momento del concepimento esiste un patrimonio genetico che guiderà lo sviluppo di quella vita fino alla sua fine. Questo lo dice la scienza: il punto di inizio è quello”.

Infine, il nodo della libertà e del giudizio, spesso al centro delle critiche. “Tutto ciò che facciamo ci giudica inesorabilmente”, osserva il vescovo. “Si dice che la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro: è vero, ma il criterio decisivo della libertà è la verità. Se compio il bene autentico, mio e degli altri, sono veramente libero. Se compio il male, anche se mi autodetermino, non sono libero”.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa al vescovo Suetta.