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Una lunga e complessa indagine denominata “Crew”, condotta dai Carabinieri della compagnia di Imperia e coordinata dalla Procura della Repubblica di Imperia e dalla Procura per i Minorenni di Genova, ha fatto emergere per la prima volta nel capoluogo ponentino il fenomeno delle “baby gang“, definito come una forma di delinquenza giovanile strutturata e organizzata.

L’inchiesta ha fatto luce su un gruppo composto da una ventina di giovanissimi, molti dei quali minorenni (il più giovane di 16 anni all’epoca dei fatti), che agivano emulando le baby gang delle grandi città del Nord Italia, portando all’arresto in flagranza di tre maggiorenni, all’emissione da parte del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Imperia di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un maggiorenne e alla sottoposizione di tre maggiorenni alla misura dell’obbligo di dimora e all’obbligo di presentazione alla P.G., oltre che a sedici denunce in stato di libertà, delle quali dieci a carico di minorenni.

Un elemento rilevante sottolineato dai Carabinieri è il fatto che i ragazzi erano molto variegati quanto ad estrazione sociale. Tutti erano per lo più studenti.

“Quello sul quale abbiamo indagato e che è emerso”, sottolinea il maggiore Luigi Grella, “è un elevato segmento di microcriminalità elevato se lo rapportiamo a Imperia e se consideriamo la giovane età degli indagati. La cosa che ci rassicura è il fatto che, dalla messa in atto dei provvedimenti, questo tipo di episodi sia drasticamente calato”.

L’indagine ha preso avvio nel 2024 dall’autodenuncia di un giovane spacciatore imperiese, minacciato e costretto a rinunciare alla propria attività nella zona più redditizia della città, quella degli stabilimenti balneari e dei locali estivi, su cui il gruppo pretendeva il monopolio. Secondo le ricostruzioni, spedizioni punitive, pestaggi, rapine, estorsioni e spaccio di stupefacenti erano strumenti per affermare il controllo del territorio e finanziare uno stile di vita appariscente e sproporzionato rispetto alle loro reali possibilità. Il giro d’affari dello spaccio fruttava circa 15mila euro al mese, utilizzati per abbigliamento griffato, smartphone di ultima generazione, locali alla moda e spese legali.

La spedizione punitiva più grave si è consumata a Porto Maurizio, lungo le scalinate che conducono in piazza Roma, ai danni di un minorenne colpevole di non aver rispettato il divieto di spacciare imposto dal gruppo. L’agguato, pianificato nei dettagli, è stato compiuto da almeno sei ragazzi incappucciati, provocando alla vittima gravi lesioni.

Le indagini, svolte con metodi tradizionali affiancati da attività tecniche avanzate, hanno portato al sequestro di coltelli, tirapugni, mazze da baseball e di una pistola giocattolo privata del tappo rosso, oltre a 300 grammi di cocaina e 4mila euro in contanti.

Particolarmente significativo è stato un episodio estorsivo interno al gruppo stesso, con un componente costretto con minacce e violenze a consegnare prima il proprio computer e poi 2mila euro in contanti per coprire le spese legali di un altro membro. La consegna è stata interrotta dall’intervento dei Carabinieri, che hanno arrestato in flagranza l’estorsore e la sorella, che aveva agito in concorso.

Non sono presenti al momento, nelle rilevazioni dei Carabinieri, prove concrete di operazioni di spaccio della banda avvenute all’interno di scuole, così come non risultano collegamenti (siano essi collaborazioni o competizioni) con fenomeni di criminalità organizzata e traffico di stupefacenti più ampio di quello della “Crew”.

Nel complesso, il comando ha voluto specificare come non si tratti di un fenomeno endemico, evidenziando che la stragrande maggioranza dei giovani imperiesi sia sana. La portata inedita del fenomeno pone però interrogativi sulle dinamiche che ne hanno favorito la comparsa, rappresentando comunque un segnale di un certo tipo di disagio.

Gli inquirenti hanno sottolineato, in ogni caso, che per tutti gli indagati vale, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.