Sembra che Sanremo abbia dimenticato uno dei suoi cittadini più illustri: Giotto Maraghini Garrone. Oggi la sua memoria è quasi assente nella vita culturale della città. La sua vicenda attraversa oltre quarant’anni di Marina militare italiana, passando per due guerre mondiali e uno dei momenti più drammatici del Novecento.
La formazione e le prime guerre
Nato a Sanremo nel 1882, secondogenito di otto figli, Maraghini Garrone sceglie giovanissimo la carriera navale. Alla Regia Accademia Navale di Livorno riceve una formazione rigorosa che lo porta rapidamente al centro delle operazioni del Regno d’Italia. La prima prova arriva con la guerra italo-turca, dove affronta il combattimento reale distinguendosi per freddezza operativa e capacità di comando. Le decorazioni ricevute segnano l’inizio di una lunga serie di riconoscimenti ufficiali.
Il pioniere dei sommergibili
È però durante la Prima guerra mondiale che il suo nome si lega a una delle frontiere più rischiose della guerra navale: il sommergibile. Al comando dell’Atropo e dell’H7, Maraghini Garrone guida missioni ad alto rischio in Adriatico, in un’epoca in cui la tecnologia subacquea è ancora sperimentale e ogni immersione rappresenta un’incognita. Le sue scelte raccontano un comandante abituato a decidere nell’incertezza, qualità che diventerà il tratto distintivo della sua carriera.
Gli anni della responsabilità
Nel periodo tra le due guerre assume incarichi sempre più strategici. Comanda unità di primo piano, lavora negli stati maggiori, partecipa alla modernizzazione della Marina. Nel 1941 diventa presidente del Consiglio superiore di Marina e del comitato di coordinamento dei progetti tecnici, ruolo che lo pone al centro delle decisioni strutturali dell’apparato navale italiano.
Il momento più critico arriva nel 1943, quando, con il grado di ammiraglio, guida il Dipartimento marittimo della Spezia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’Italia entra nel caos: comunicazioni interrotte, comandi incerti, rischio concreto di perdere il controllo delle basi navali. In quelle ore decisive ordina l’autoaffondamento delle unità impossibilitate a salpare, per impedirne la cattura. È una decisione estrema, presa in un contesto estremo, che sintetizza il peso morale del comando.
Un’eredità silenziosa
Dopo la guerra viene posto in ausiliaria. Muore a Roma nel 1946, lontano dai riflettori. La sua figura resta legata a un’idea di servizio sobrio, privo di retorica, costruito sulla continuità del dovere.
In un secolo segnato da fratture e trasformazioni radicali, Giotto Maraghini Garrone rappresenta una linea di coerenza: l’ufficiale che attraversa la storia senza clamore, ma con una disciplina che resiste agli eventi. Ed è forse proprio in questo silenzio che si misura la sua eredità.







