Sembra che Sanremo abbia dimenticato uno dei suoi cittadini più illustri: Giotto Maraghini. Oggi la sua memoria è quasi assente nella vita culturale della città. La sua vicenda attraversa oltre quarant’anni di Marina Militare Italiana, passando per due guerre mondiali e uno dei momenti più drammatici del Novecento.
La formazione e le prime guerre
Nato a Sanremo il 16 novembre 1882, Giotto Maraghini, secondogenito di otto figli di Edoardo, sceglie fin da giovane la carriera nella Marina. Dopo la formazione alla Regia Accademia Navale di Livorno, inizia un percorso che lo porta presto al centro delle operazioni militari del Regno d’Italia. È durante la guerra italo-turca che Maraghini affronta per la prima volta il combattimento, distinguendosi per la sua abilità operativa e sangue freddo, meritando la Croce di Guerra al Valor Militare, a cui negli anni si aggiungono numerose altre onorificenze. Nel 1915 sposò Barbara Garrone.
Il pioniere dei sommergibili
È però durante la Prima guerra mondiale che il suo nome si lega a una delle frontiere più rischiose della guerra navale: il sommergibile. Al comando dell’Atropo e dell’H7, Maraghini guida missioni ad alto rischio in Adriatico, in un’epoca in cui la tecnologia subacquea è ancora sperimentale e ogni immersione rappresenta un’incognita. Le sue scelte raccontano un comandante abituato a decidere nell’incertezza, qualità che diventerà il tratto distintivo della sua carriera.
Gli anni della responsabilità
Nel periodo tra le due guerre ricopre incarichi sempre più rilevanti. Comanda unità di primo piano, lavora negli stati maggiori, partecipa alla modernizzazione della Marina Italiana. La sua carriera segue l’evoluzione di un Paese che si prepara, ancora una volta, al conflitto. Nel 1941 diventa presidente del Consiglio superiore di Marina e del comitato di coordinamento dei progetti tecnici, ruolo che lo pone al centro delle decisioni strutturali dell’apparato navale italiano.
Il momento più critico arriva nel 1943, quando, con il grado di ammiraglio, guida il Dipartimento marittimo della Spezia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’Italia è divisa, le comunicazioni sono confuse, il rischio di perdere il controllo delle basi navali è concreto. In quelle ore decisive, Maraghini ordina l’autoaffondamento delle unità impossibilitate a salpare, per impedirne la cattura da parte dei tedeschi. È una decisione estrema, presa in un contesto estremo, che sintetizza il peso morale del comando.
Un’eredità silenziosa
Dopo la guerra viene posto in ausiliaria per raggiunti limiti di età. Muore a Roma il 10 aprile 1946.







