pud sanremo - lucia artusi

Quel “fenomeno” dell’Artusi. Va riconosciuto: quando l’assessora Lucia Artusi decide di accelerare, si trasforma in un autentico fulmine di guerra. E non ù cosa da poco, in una città come Sanremo, dove i tempi amministrativi spesso sfiorano la scala geologica.

Basti ricordare la vicenda dell’ecomostro di Portosole, la cui demolizione ha richiesto decenni, o gli oneri di urbanizzazione rimasti in sospeso, come nel caso emblematico della rotonda di San Martino, i cui lavori sono partiti solo pochi giorni fa. Senza contare l’apertura di via Vesco e la realizzazione dei parcheggi a Portosole, questioni che, al momento, sembrano rimaste confinate sotto il capitolo “silenzio”.

E della riqualificazione della zona industriale di Valle Armea, che oggi ricorda piĂč una periferia urbana cresciuta senza pianificazione nĂ© controllo che un’area produttiva strategica, non si intravede ancora una visione credibile. La viabilitĂ  resta caotica, gli spazi convivono in un promiscuo e poco rassicurante intreccio tra Mercato dei Fiori, scuole, palestre, deposito Amaie Energia, con standard di sicurezza e igiene che sollevano piĂč di una perplessitĂ . Qui, perĂČ, di accelerazioni non se ne vedono.

Altro capitolo degno di nota il Palafestival: trent’anni di dibattiti, annunci, ipotesi. Risultato? Nessuna location definita, nessun progetto concreto. In compenso, una notevole produzione di dichiarazioni.

Poi, improvvisamente, il cambio di passo. Quando si parla di spiagge, la macchina amministrativa ingrana una marcia diversa: fermi tutti, qui non si scherza.

A meno di due anni dall’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio (PUD), torna infatti centrale la necessità di rimetterci mano. Rivederlo, modificarlo, aggiornarlo. Una priorità che sorprende, soprattutto considerando che il piano del 2024 risultava già conforme agli standard regionali e nazionali, con un equilibrio strutturato tra stabilimenti privati, spiagge libere e libere attrezzate.

La domanda, allora, ù inevitabile: cosa ù cambiato davvero? Qual ù l’urgenza che giustifica una revisione così ravvicinata?

Ancora piĂč difficile da comprendere Ăš la scelta di concentrare gli interventi su corso Imperatrice, una delle vetrine piĂč prestigiose della cittĂ . Un fronte mare che dialoga con alberghi di alto livello e che, per sua natura, richiederebbe un’offerta balneare coerente, qualificata, all’altezza del contesto. L’idea di sostituire stabilimenti strutturati con arenili meno organizzati rischia di produrre un effetto visivo e turistico quantomeno discutibile.

In questo scenario si inserisce anche l’ipotesi di accorpare realtĂ  storiche come i Bagni Tahiti e i Bagni di Villa Sophia. Si tratta di stabilimenti che da circa settant’anni offrono servizi completi, standard elevati e posti di lavoro. Trasformarli in spiagge libere attrezzate appare, piĂč che un’evoluzione, un vero e proprio passo indietro.

E allora il nodo diventa strategico: quale turismo intende attrarre Sanremo? In una fase in cui la città mostra segnali di crescita sul fronte degli eventi e della visibilità, la scelta ù davvero quella di abbassare il livello dell’offerta? E, soprattutto, a chi gioverebbe una decisione del genere?

Infine, resta un’ultima questione: perchĂ© non verificare fino in fondo situazioni giĂ  note, come quella della cosiddetta “signora delle spiagge”, piĂč volte citata ma mai realmente controllata?

Viene quasi voglia di richiamare alla mente il buon Giulio Andreotti, che amava ripetere: “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.