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Nel silenzio della Cappelletta del Cimitero Monumentale di Sanremo, la fotografia diventa uno strumento per osservare la vita attraverso il dialogo tra luce e buio. È questo il filo conduttore di “LEGGera“, il progetto fotografico di Stefania Sordi, che attraverso 20 scatti dedicati alle sculture funerarie propone un percorso visivo e personale tra memoria, emozioni e ricerca di equilibrio.

La mostra nasce proprio all’interno del cimitero sanremese, luogo che ha conquistato l’autrice durante una ricerca artistica. “Una volta entrata in questo cimitero me ne sono innamorata, perché all’interno ci sono delle vere e proprie opere d’arte”, racconta Sordi, spiegando come da quell’incontro sia iniziato il lavoro sulle ombre e sulle luci che caratterizzano il patrimonio monumentale.

Un progetto site-specific, sviluppato attraverso uno sguardo che non si limita a documentare le sculture, ma ne ricerca nuove interpretazioni attraverso i contrasti luminosi e le atmosfere del luogo.

Il cimitero come luogo di pace e di scoperta

Per Stefania Sordi, il Cimitero Monumentale non è stato un luogo di soggezione, ma uno spazio di tranquillità e libertà creativa. “È un luogo di pace“, afferma, raccontando come la macchina fotografica rappresenti per lei un momento quasi magico e la fotografia una forma di cura personale, una medicina e un’ancora di salvataggio.

Passeggiando tra i viali, l’autrice continua a essere colpita dalla morbidezza delle sculture, dalla luce che le attraversa e dalle ombre che ne trasformano le forme. Una bellezza che, secondo la fotografa, richiede tempo per essere scoperta.

“È un posto che va visto con calma, con la voglia di vedere e osservare. Non bisogna andare in questi luoghi sacri con la velocità“, sottolinea, lanciando un invito a rallentare e a guardare con maggiore attenzione ciò che ci circonda.

Luce e buio come metafora della vita

Il tema centrale di “LEGGera” è il rapporto tra luce e oscurità, elementi che nella fotografia possono rappresentare una difficoltà tecnica, ma che per l’autrice assumono un significato più profondo.

“Sto imparando che esiste sia il buio sia la luce, sia dei momenti di buio che dei momenti di luce. Trovare l’equilibrio è un po’ il tema ideale“, spiega Stefania Sordi.

La ricerca fotografica diventa così una metafora dell’esperienza umana, un invito a non fuggire dai momenti difficili, ma ad accettarli insieme a quelli più luminosi. Una riflessione che si ritrova anche nella scelta di mantenere alcune immagini volutamente sovraesposte o sottoesposte, senza correggere ciò che la macchina fotografica aveva restituito.

“Ho accettato il buio e la luce che ho trovato“, racconta la fotografa, spiegando di aver lavorato con una mentalità legata alla fotografia analogica, anche se il progetto è stato realizzato in digitale. La luce del momento e le condizioni di scatto sono diventate parte integrante del risultato artistico, riflettendo anche lo stato d’animo dell’autrice.

“La leggerezza è vitale”: il significato del titolo

Il titolo della mostra racchiude un doppio significato: da una parte il verbo leggere, inteso come possibilità di interpretare le immagini e, attraverso di esse, la vita; dall’altra la leggerezza, una dimensione spesso fraintesa e associata alla superficialità.

“A volte uno pensa che la leggerezza possa essere superficialità, invece la leggerezza è una componente veramente vitale per andare avanti“, sottolinea Sordi.

Le fotografie diventano quindi uno strumento per leggere le emozioni, riconoscere la propria unicità e imparare ad accettare anche le imperfezioni. Un tema che l’artista aveva già affrontato in precedenti progetti fotografici dedicati all’elogio dell’imperfezione.

Un invito ad accettare le proprie emozioni

La mostra “LEGGera” si propone infine come un’occasione di riflessione personale, in cui ogni visitatore può trovare una propria interpretazione delle immagini e del rapporto tra luce e buio.

L’auspicio della fotografa è che il percorso espositivo possa offrire un momento di ascolto interiore, lontano dalla frenesia quotidiana.

“Spero che i visitatori possano avere un momento di riflessione, in cui sappiano che possono rallentare e ragionare sulle proprie emozioni. Uno degli obiettivi principali è invitare ad accettare ogni tipo di emozione”, conclude Stefania Sordi.