È iniziata dall’ospedale Saint Charles la visita dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò a Bordighera.
Nella mattinata di oggi l’assessore ha visitato a lungo la struttura, accompagnato dai rappresentanti della sanità territoriale, per poi spostarsi a Villa Regina Margherita, dove si è svolto un tavolo di confronto con le amministrazioni comunali del comprensorio, le associazioni e le organizzazioni del settore.
Il primo punto affrontato è stato proprio quello del Saint Charles e della sua sostenibilità economica. Il vicesindaco di Bordighera Giuseppe Trucchi ha ricordato di seguire da anni la vicenda dell’ospedale e del contratto con il gestore privato, spiegando di avere avuto dubbi già al momento dell’affidamento.
“Ho seguito il Saint Charles e il contratto per otto anni. Avevo forti dubbi già allora, soprattutto sulla sostenibilità economica per chi avrebbe vinto la gara. Avrei preferito una gestione pubblica, ma se GVM riesce a garantire una gestione sostenibile può essere un buon gestore”, ha spiegato Trucchi.
Il timore, secondo il vicesindaco, riguarda soprattutto l’eventualità che in futuro il privato possa perdere interesse nella gestione.
“Il problema è che, se un domani il privato decidesse di non essere più interessato, sarebbe molto difficile riprendere l’ospedale in mano pubblica, perché ci sarebbero da recuperare persone, risorse e attrezzature”.
Sul rapporto tra Regione e GVM è intervenuto anche il direttore operativo di GVM, Nicola Bergantino, che ha ridimensionato l’idea di uno scontro tra le parti.
“Non stiamo litigando, ma stiamo tentando di trovare una soluzione”, ha detto. “Non è un arbitrato, come è stato definito da alcuni giornali. Abbiamo attivato l’articolo 126 del contratto, quindi una procedura di conciliazione e un tentativo di trovare un sistema che sia sostenibile”.
La questione, fa sapere, è stata sottoposta anche alla Camera di Commercio, che ha individuato due esperti chiamati a esaminare gli aspetti economici e contrattuali.
“Ci stanno aiutando due professionisti qualificati che possono vedere quello che magari né la Regione né GVM riescono a vedere con la stessa chiarezza, anche perché conoscono bene la materia contrattuale”, ha spiegato Bergantino. “Non stiamo litigando. Ci stiamo facendo aiutare”.
Nel corso della visita, Nicolò ha ribadito di avere trovato al Saint Charles una struttura funzionante e un personale motivato. “È la prima volta che visito il Saint Charles. Ho trovato un ospedale molto bello, ordinato, con personale motivato e operativo”, ha detto l’assessore. “La medicina ha più di trenta posti letto, c’è un buon turnover e c’è la possibilità di seguire i pazienti anche dopo la dimissione, riducendo il rischio di rientri”.
Nicolò ha citato anche il reparto di ortopedia, sottolineando il lavoro svolto nell’ultimo anno e la riduzione della mobilità passiva. Ma ha evidenziato anche la questione della sostenibilità economica: “Il contratto fatto dalla precedente amministrazione può essere stato economicamente insostenibile fin dall’inizio. L’ospedale funziona, ma rimane un problema di sostenibilità e ci sono rigidità contrattuali che non dipendono necessariamente dalla volontà dell’una o dell’altra parte. La Regione non ha intenzione di liberarsi di GVM e chiudere l’ospedale. Se GVM dovesse uscire, la Regione porterà comunque avanti il Saint Charles”.
Una garanzia che Nicolò ha ribadito anche rispondendo alle domande dei giornalisti al termine dell’incontro. L’obiettivo, ha spiegato, è arrivare alla conclusione dell’attuale rapporto contrattuale e valutare eventualmente una nuova manifestazione di interesse sulla base di condizioni più sostenibili.
“Finché a Taggia non ci sarà il primo paziente, il Saint Charles rimane esattamente dove si trova”, ha aggiunto. “Se GVM dovesse andare via, la Regione si impegna a mantenere i servizi attuali: i quindici ambulatori, i reparti, le sale operatorie, la risonanza magnetica, i trenta posti letto di medicina e il pronto soccorso”.
Il tema del Saint Charles si intreccia infatti con quello del nuovo Ospedale Unico di Taggia. Secondo quanto riferito dal direttore generale di ATS Liguria Marco Damonte Prioli , a metà novembre scadrà la possibilità per i privati di presentare proposte di partenariato per la realizzazione della struttura e sono tre al momento i gruppi interessati all’operazione.
Viene durante il confronto come il nuovo ospedale non può essere considerato una risposta unica a tutte le esigenze della provincia.
Sul futuro dell’ospedale unico del Ponente Nicolò ha aggiunto: “Dobbiamo costruire qualcosa che sia sostenibile dal punto di vista geografico e che abbia tutti i servizi necessari. L’ospedale unico dovrà assorbire la domanda di aiuti della provincia, indipendentemente dalla distanza”.
Il nodo della presenza territoriale effettiva riguarda anche l’organizzazione del pronto soccorso. “Non possiamo pensare di avere un pronto soccorso sotto casa per ogni cittadino”, continua Nicolò. “La medicina è cambiata e oggi alcune procedure richiedono livelli tecnologici e professionali tali da rendere difficile sostenere cinque centri con le stesse caratteristiche. Questo, però, non significa rinunciare alla rete territoriale. Deve rimanere una rete il più possibile rapida. L’elisoccorso, per esempio, può ridurre molto i tempi di presa in carico”.
Sul tema è intervenuta anche il consigliere regionale Veronica Russo, che ha portato al tavolo le criticità riscontrate sul pronto soccorso di Bordighera.
“Credo sia importante riportare le cose che non vanno, senza nasconderci dietro un dito. Il pronto soccorso di Bordighera va migliorato”, ha detto Russo. “Bisogna fare un ragionamento sensato sul fatto che valga davvero la pena averlo sotto casa o se sia più utile avere un punto di primo intervento organizzato in maniera adeguata”.
Un altro problema emerso con forza è quello della carenza di personale sanitario. Su questo punto Nicolò ha chiesto ai Comuni di valutare la possibilità di mettere a disposizione alloggi per medici e giovani professionisti.
“Il tema della scarsa attrattività del territorio per i medici è importante. Dobbiamo inventarci delle formule che consentano a questi professionisti di venire in un territorio bello, dove la qualità della vita è alta, ma dove il costo della vita non è economico”, ha spiegato. “Credo che dovremmo trovare il modo, ad esempio, di fare in modo che ogni Comune metta a disposizione degli alloggi. Non dico gratis, anche se sarebbe l’ideale, ma con tariffe molto agevolate. Potrebbe essere un richiamo soprattutto per i giovani appena specializzati o ancora in specializzazione”.
Il direttore GVM ha collegato il problema del personale anche ai costi di gestione: “È impossibile trovare un alloggio a Bordighera, Ospedaletti, Ventimiglia, Sanremo. Abbiamo di fronte professionisti che hanno necessità di avere un alloggio dignitoso. D’altro lato i nostri costi sono dati dai maggiori costi del personale, dell’energia e del gas. Abbiamo aumenti abnormi dei costi di gestione. I nostri presidi ospedalieri, che ci tengo a precisare sono rispettabilissimi, hanno una difficoltà enorme”.
Dal territorio sono arrivate anche posizioni più critiche. Il sindaco di Apricale Silvano Pisano ha contestato anni di scelte sulla sanità nelle aree interne: “Non ce l’ho contro la Regione, ma noi sindaci da quarant’anni veniamo presi in giro. L’ospedale di Bordighera sembrava la soluzione”.
Pisano ha poi parlato delle difficoltà dei piccoli Comuni e delle strutture per anziani, chiedendo, in particolare in chiusura di appuntamento, maggiore attenzione anche alle RSA e ai servizi territoriali.
Sul rapporto tra aree interne, trasporti e sanità è intervenuto il sindaco di Pigna, Roberto Trutalli che ha sottolineato il problema della distanza dai servizi.
“Chi vive nelle aree interne vive una situazione di forte disagio. Uno dei nostri problemi giornalieri è lo spostamento”, ha detto, ricordando anche il lavoro fatto dal Comune per garantire alloggi e servizi ai medici e per potenziare l’elisoccorso, un investimento a carico del Comune di Pigna per circa 50mila euro.
Sono in generale molti gli interventi che collegano il discorso e le preoccupazioni relative alla logistica sanitaria della provincia con i ben noti problemi relativi alla viabilità e ai trasporti.
Nicolò ha riconosciuto il problema “Nessun tema è a compartimento stagno. Se domani avessimo treni puntuali e autostrade libere avremmo certamente meno timori e meno difficoltà per i medici e le ambulanze. Chi vive in un’area interna ed è fragile teme che, se domani dovesse avere qualcosa, i soccorsi possano arrivare con difficoltà. Per questo la rete dell’emergenza si sta sviluppando molto”, ha aggiunto.
Il confronto si è chiuso nuovamente sul Saint Charles. Trucchi ha chiesto alla Regione una prospettiva chiara per il futuro della struttura: “Per noi va benissimo l’ospedale unico. Spero che lo vedremo, ma anche con questo il nostro territorio bordigotto ha bisogno di una risposta di tipo ospedaliero. Sanremo non riesce a drenare il bisogno, è chiarissimo. Abbiamo bisogno dalla Regione di una risposta chiara entro un ragionevole periodo di tempo”.
Nicolò ha quindi concluso ribadendo la posizione espressa durante l’appuntamento(e poi ai nostri microfoni) sul presidio bordigotto: “L’ospedale di Bordighera non si tocca, quantomeno fino a quando non ci sarà quello di Taggia. Poi ne riparleremo, ma questo non si farà domani. Ci stiamo muovendo, ma ci sono tempi iniziali. Fino ad allora Bordighera rimarrà”.








