Dopo ‘Andô pe lümasse‘, ovvero andare a raccogliere le lumache, Riviera Time torna a parlare del dialetto e delle antiche tradizioni del territorio con una nuova ‘lezione du nosciu dialettu‘ con Giannetto Novaro, castellotto doc e presidente onorario della Communitas Diani.
Al centro della nuova puntata c’è un curioso modo di dire legato a una data precisa del calendario, quella di oggi: ‘A San Damián i bagiöi i se mette u cabán’, ovvero ‘A San Damiano le lumache si mettono il cappotto’. Il riferimento è al 26 settembre, giorno di San Damiano, quando secondo la tradizione queste particolari lumachine iniziano a ‘mettersi il cabán‘, cioè il mantello che le protegge dal freddo.
‘A San Damián i bagiöi i se mette u cabán’: la spiegazione di Giannetto Novaro
“Curioso, un modo di dire – ha raccontato Giannetto Novaro – ‘A San Damián i Bagiöi i se mette u cabán‘. Il ‘cabán’ era infatti un tipo di mantello utilizzato dai pastori, particolarmente rigido, e nel modo di dire viene utilizzato per descrivere il comportamento delle lumache che, con l’avvicinarsi della stagione fredda, si preparano al periodo di letargo e di interramento”.
I bagiöi erano inoltre considerati una vera prelibatezza della cucina tradizionale locale. Le lumache rappresentavano infatti uno dei cibi apprezzati dai buongustai, ma questa particolare qualità, secondo quanto racconta Novaro, è oggi quasi completamente estinta. Nelle vallate vicine lo stesso mollusco veniva invece indicato con altri nomi, tra cui ‘Gi’ o ‘Mungette’. Proprio i bagiöi, secondo gli intenditori della tradizione gastronomica locale, erano considerati particolarmente pregiati per la qualità della loro carne.
Un altro piccolo frammento della lingua e della cultura del Dianese, quindi, si conserva anche attraverso modi di dire apparentemente semplici, capaci però di raccontare il rapporto che un tempo esisteva tra gli abitanti, la natura e i ritmi delle stagioni.
Nel video-servizio a inizio articolo l’intervista integrale a Giannetto Novaro.







