Inaugura sabato 11 luglio a Cervo “Una dolcezza feroce”, mostra dedicata al pittore torinese Sergio Saroni, a lungo ospite del borgo, allestita al Bastione di Mezzodì dal Comune di Cervo in collaborazione con il Comitato Arte e Mostre. Il programma della giornata si aprirà in mattinata: alle 11, come per diversi altri pittori del gruppo torinese vissuti a Cervo, sarà scoperta la targa dedicata all’artista posta sulla sua casa cervese in via Romana. Il momento sarà arricchito dall’intervento musicale del violinista Matteo Scatti. Alle 17.30, all’Oratorio di Santa Caterina, la presentazione ufficiale della mostra con la sindaca Lina Cha e la coordinatrice del progetto Cervo è arte, Antonella Martina. Seguiranno gli interventi del professore Fabio Belloni dell’Università di Torino, curatore della mostra, e di Giovanna Saroni, figlia dell’artista. Tra le 18.30 e le 19 seguirà l’inaugurazione ufficiale al Bastione di Mezzodì.
“Una dolcezza feroce” ripercorre la complessitĂ del messaggio artistico ed estetico di Saroni con opere informali, figurative e di grafica. Saroni ha fatto parte del gruppo di artisti torinesi che animarono per diversi decenni le estati cervesi. Prese casa prima all’inizio di Strada San Bernardo e poi a Palazzo Ballaydier in via Romana, nel cuore del centro storico. Da qui, dal terrazzo-giardino pensile di casa, dipinse particolari delle fasce mediterranee intorno al paese, scorci di via Romana e altri soggetti eleganti e raffinati tra i quali molti esposti in mostra.
“Una dolcezza feroce” è l’ossimoro – tratto da un articolo di Giovanni Testori del 1983 – scelto per indicare l’opera complessiva di Saroni in una mostra che si articola in diversi periodi utili a evidenziare l’evoluzione dell’ispirazione artistica del pittore. Fabio Belloni, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’UniversitĂ di Torino, autore del catalogo, si sofferma sulle stagioni dell’arte di Saroni: diplomato all’Accademia di Belle Arti di Torino, alla scuola di pittura di Enrico Paulucci, con una tesi sull’artista irlandese Francis Bacon, noto per il linguaggio provocatorio e innovativo, si è subito orientato verso un codice espressivo informale senza abbandonare del tutto la figurativitĂ . Il catalogo, diviso in paragrafi tematici, coglie i diversi momenti della sua produzione artistica: “Un’affermazione fulminea”; “La materia, il segno”; “Verso un’immagine oggettiva”; “Mestiere e poesia”; “L’incisione”.
Artista precoce, presente sulla scena artistica giĂ a vent’anni, Saroni rivela attraverso le sue opere uno scavo interiore, espresso anche dall’interesse letterario in particolare per “La luna e i falò” di Cesare Pavese. Nel corso degli anni si sposta verso la letteratura americana: Francis Scott Fitzgerald e William Faulkner, cui si ispira per “Luce d’agosto”. Il percorso cervese si concentra sulla materia e il segno: tra gli anni Cinquanta e Sessanta la pittura di Saroni si fa sempre piĂą materica e determinante diventa il segno, espressione della sua interioritĂ . Negli anni successivi l’arte povera si diffonde a livello internazionale e Torino ne diventa uno dei centri di maggior rilievo: Saroni si sposta verso una profonda ricerca interiore e un linguaggio connotativo e raffinato, di cui le opere in mostra costituiscono una testimonianza di rilievo. La fotografia diventa un ponte verso nuovi soggetti e nuove tecniche come l’incisione, l’acquaforte, la punta secca.
“Le opere di Saroni arricchiscono quel patrimonio di creativitĂ e arte che si è formato progressivamente dagli anni Cinquanta attraverso la cifra stilistica di artisti ispirati dal clima e dall’ambiente che Cervo ha saputo comunicare”, così la sindaca Lina Cha. “Dal 2019 abbiamo omaggiato Piero Martina, Francesco Casorati, Romano Campagnoli, Carmelina Piccolis, Peppino Schenone, Antonio Carena e Adalberto Campagnoli, il capostipite della comunitĂ di artisti del nostro borgo”. All’artista è stata dedicata anche la mostra “Aspettando Saroni” (4-30 giugno 2026), esito di un progetto didattico realizzato con gli studenti del Liceo Artistico Amoretti di Imperia e le insegnanti Cristina Rovaldi e Laura Comollo, che ogni anno contribuisce ad approfondire e raccontare l’opera di uno degli artisti del cenacolo cervese.
Come tanti altri artisti, anche Saroni fu attirato dal paesaggio cervese: il mare, la macchia mediterranea e i suoi colori erano al centro della creativitĂ del gruppo di artisti e amici torinesi. “Sergio era una presenza costante a casa nostra a Cervo, coinvolto in discussioni sull’arte con nostro padre, il pittore Martina, nel giardino, luogo di creazione artistica e confronto”, racconta Antonella Martina. “Sergio e Annamaria arrivarono a Cervo agli inizi degli anni Settanta con la figlia Giovanna molto piccola. In quegli anni Sergio era dedito prevalentemente alle incisioni, stupefacenti per il loro rigore estetico e formale, con una forte figurativitĂ dalle valenze simboliche: composizioni di rose con uccellini, di frutta con rami, la metafisica Gran Madre torinese nello sfondo e rami secchi in primo piano. Gli anni Ottanta lo riportano alla pittura caratterizzata da nature morte e dai ritratti come quello commovente di Giovanna bambina”.
Il dialogo tra Martina e Saroni si interrompe con la scomparsa del primo, seguita a distanza di quasi dieci anni da quella di Sergio. Non fu uno scambio sempre facile: i due conducevano una ricerca pittorica da lati diversi, con una diversa visione artistica, ma con affinitĂ dovute a un ambiente torinese comune che dal dopoguerra in poi si era espresso per creativitĂ e vivacitĂ culturale anche grazie alla cornice mediterranea offerta da Cervo.
“Una dolcezza feroce” sarĂ esposta fino al 25 luglio, visitabile tutti i giorni dalle 17.30 alle 19.30 e dalle 20.30 alle 22.








