Tre anni e quattro mesi di reclusione, con riconoscimento della recidiva e delle aggravanti contestate, interdizione temporanea dai pubblici uffici e pubblicazione della sentenza. È questa la richiesta formulata dal pubblico ministero Lorenzo Fornace al termine della requisitoria nel processo a Enrica Massone, la donna torinese accusata di essersi spacciata per medico e aver lavorato tra il luglio e il settembre 2023 all’ospedale Saint Charles di Bordighera.
La vicenda risale all’autunno del 2023, quando emerse che Massone, in servizio al Punto di primo intervento dell’ospedale, non possedeva i requisiti necessari per esercitare la professione medica. Assunta tramite la società Igea Salute, che operava per conto di GVM Care & Research, la donna non risultava iscritta all’Ordine dei Medici e venne quindi sospesa dal servizio.
Dopo la segnalazione all’Ordine, la Procura di Imperia aprì un’inchiesta sfociata nel processo attualmente in corso.
Nel corso delle udienze erano stati ascoltati anche i medici incaricati della perizia psichiatrica e Sebastiano Petracca di Igea Salute, che aveva raccontato come i primi dubbi sulle competenze della donna fossero emersi dopo poche settimane di attività e successive verifiche interne.
Davanti al giudice Eleonora Billeri, nella seduta odierna il pm ha esposto una ricostruzione molto dettagliata, sostenendo che l’imputata avrebbe costruito e mantenuto nel tempo una falsa identità professionale, riuscendo a operare all’interno della struttura sanitaria pur senza laurea né iscrizione all’Ordine dei medici di Milano.
Massone, attualmente detenuta per scontare una condanna definitiva a 4 anni e 3 mesi di reclusione per fatti risalenti al 2019, era assistita dal difensore d’ufficio Giovanni Cicerano. Parti civili nel procedimento Asl1, rappresentata dall’avvocato Pierpaolo Bottino del foro di Genova, e la società Cura Medica, rappresentata dall’avvocato Adriano Colombo del foro di Savona. Presente anche l’Ordine dei Medici di Milano con l’avvocato Maria Teresa Garbarini.
In apertura d’udienza il pm Fornace ha prodotto un certificato aggiornato relativo alla posizione dell’imputata.
“Abbiamo verificato che il certificato non riportava l’ultima condanna. Produco quindi un certificato corredato dal quale si evince che l’imputata è in espiazione della pena di anni 4 e mesi 3 di reclusione inflitta con sentenza emessa dal Tribunale di Torino, definitiva il 26 settembre 2025”.
Conclusa l’istruttoria, il difensore d’ufficio ha sollevato una questione relativa alla trascrizione dell’udienza del 17 marzo scorso, definita documento centrale per la linea difensiva. Secondo il legale, il verbale conterrebbe numerosi “fuori microfono” e sovrapposizioni audio, soprattutto durante le deposizioni dei periti Santi e Rocca sulla capacità di intendere e di volere dell’imputata. Da qui la richiesta di ottenere la fonoregistrazione originale per colmare le lacune della trascrizione.
Il giudice Billeri ha accolto l’istanza, riconoscendo le difficoltà dovute al collegamento da remoto.
Nel corso della requisitoria il pm ha parlato di un quadro probatorio definot come “totalmente tetragono”, fondato su prove documentali, testimonianze e dichiarazioni dell’imputata considerate di chiara valenza confessoria.
Secondo l’accusa, Massone avrebbe prodotto documentazione falsa dichiarando di essere iscritta all’Ordine dei medici di Milano con un numero inesistente e di essersi laureata all’Università Bicocca nel 1991. Documenti che sarebbero poi stati trasmessi telematicamente alle società Cura Medica e Igea Salute per ottenere gli incarichi.
L’accusa ha poi ricostruito i turni svolti dalla donna al Saint Charles. In un primo momento, attraverso Cura Medica, avrebbe operato presso la medicina generale dell’ospedale di Bordighera, in un periodo in cui il presidio era cogestito da Asl1 e dalla società privata GMV Care & Research. Successivamente sarebbe stata ricollocata al Punto di primo intervento tramite Igea Salute.
Secondo la procura, Massone avrebbe effettuato quattro turni tra il 13 e il 16 luglio 2023, per poi tornare in servizio tra agosto e settembre, arrivando a firmare circa 160 referti medici.
“Ogni volta che attivava un referto o aggiornava un diario clinico commetteva una violazione dell’articolo 348”, ha sostenuto Fornace riferendosi al reato di esercizio abusivo della professione.
Determinanti sarebbero state le testimonianze dei medici che lavorarono con lei. Il coordinatore della medicina generale Paolo Petrassi avrebbe intuito l’inadeguatezza professionale della donna. Secondo quanto emerso in aula, Massone avrebbe cercato di giustificare le proprie difficoltà operative parlando di dislessia e spostando le critiche sul piano personale.
Il medico Simone Carlini, direttore del 118 e del Punto di primo intervento, fu invece il primo a sospettare concretamente che qualcosa non tornasse. Dopo aver verificato sul sito dell’Ordine dei medici l’assenza del nominativo della Massone, il 26 settembre 2023 fece emergere definitivamente il caso. In aula è stato ricordato come Carlini avesse iniziato a dubitare delle reali competenze della collega dopo aver constatato, tramite dei test e domande apposite, che non conosceva nozioni mediche di base, definit in aula “basilari anche per il personale infermieristico”.
Secondo l’accusa, inoltre la donna avrebbe spesso copiato nei referti le valutazioni già effettuate dagli infermieri al triage, facendosi aiutare dal personale sanitario nei casi più complessi.
“Ha saputo reggere la scena con mille espedienti”, ha affermato Fornace. “Quando doveva suturare cercava la collaborazione degli infermieri, quando doveva somministrare farmaci ricorreva a soluzioni placebo. Ha adottato un comportamento prudentissimo. La furbizia non è compatibile con una vulnerata capacità di intendere e di volere”, ha detto. “Per lungo tempo ha sostenuto un ruolo complesso dimostrando capacità di adattamento, manipolazione e gestione della situazione”.
Ampio spazio anche al capitolo economico. Secondo l’accusa, Massone avrebbe percepito compensi pari a circa mille euro a turno presso la medicina generale e 900 euro al Punto di primo intervento.
La procura ha parlato di una “forte capacità manipolatoria” da parte dell’imputata nei confronti della referente di Cura Medica, Magda D’Agostino, sottolineando come la donna sia riuscita a ottenere incarichi e compensi grazie a un costante pressing psicologico.
Per quanto riguarda la posizione delle parti civili, l’avvocato Pierpaolo Bottino per Asl1 ha evidenziato soprattutto il danno di immagine subito dall’azienda sanitaria.
“Quando qualcosa non funziona a livello sanitario il primo interlocutore per cittadini e stampa è inevitabilmente la Asl”, ha dichiarato il legale. “La vicenda ha avuto un clamore mediatico nazionale e ha arrecato un evidente pregiudizio all’immagine dell’ente”.
L’avvocato Maria Teresa Garbarini, per l’Ordine dei Medici di Milano, ha invece sottolineato come la donna abbia utilizzato indebitamente il nome dell’Ordine presentandosi falsamente come iscritta all’albo professionale.
La parte civile Cura Medica ha chiesto il risarcimento dei danni quantificati in 10 mila euro, di cui 4 mila per danno patrimoniale e 6 mila per danno non patrimoniale.
L’udienza è stata infine rinviata al 25 giugno alle 9.30 per consentire al difensore d’ufficio di esaminare integralmente le registrazioni audio e preparare l’arringa difensiva.





