La società Arkipiù, guidata dal neo presidente dell’Imperia Calcio, Giuseppe D’Onofrio, torna al centro dell’attenzione di Report a poche ore dal debutto dello stesso CEO sugli spalti dello stadio “Ciccione”, in occasione del derby contro la Sanremese.
La trasmissione di Rai 3 ha infatti mandato in onda una nuova puntata dedicata al Cantiere Navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo, riportando sotto i riflettori anche la società guidata dallo stesso D’Onofrio.
A seguito della messa in onda del servizio, Arkipiù e il suo amministratore delegato hanno diffuso una nota ufficiale per chiarire la propria posizione.
“Dal servizio è emersa in maniera chiara e categorica l’assoluta estraneità della società e dei suoi soci a qualsiasi ipotesi di collegamento, anche velato, con la criminalità organizzata e/o con l’attentato subito dal dott. Ranucci, tanto che lo stesso ha dichiarato in diretta di credere alla nostra estraneità a tali illazioni”, si legge nel comunicato.
La nota affronta poi il tema dei rapporti economici con Cavazzana: “In merito all’utilizzo da parte del Cavazzana dei soldi incassati da Arkipiù per rapporti lavorativi legittimi e trasparenti per l’acquisto dei Cantieri Vittoria, il CEO D’Onofrio ne era del tutto all’oscuro; esiste anzi un documento in nostro possesso, proveniente dallo stesso Cavazzana ed indirizzato a Report, in cui è lo stesso CEO Rete Het a smentire di aver utilizzato tali fondi per i cantieri, ma quelli di altra sua società. Quanto uscito ieri sera, quindi, per noi è del tutto nuovo”.
Sul fronte fiscale, Arkipiù respinge anche le ipotesi relative a presunte irregolarità legate al superbonus: “In merito, infine, alla presunta frode fiscale superbonus per circa 3.200.000 euro, possiamo affermare senza tema di smentita che nessuna indagine per tali accuse è stata aperta verso Arkipiù. Vi è stato, è vero, un contenzioso tributario con Agenzia delle Entrate, definito in via stragiudiziale, costruito su mere dichiarazioni di soggetti di società terze non supportati da prove documentali”.
La società sottolinea inoltre le motivazioni alla base della chiusura della controversia: “Si è scelta la definizione bonaria solo per evitare lunghissimi contenziosi e potersi concentrare sul lavoro”.
Infine, una considerazione sulle dimensioni aziendali: “Vale tuttavia la pena di fare notare come sia risibile l’ipotesi che una società da 45 milioni di euro di fatturato abbia la necessità di frodare il fisco su cifre di importanza vieppiù marginali rispetto allo spessore della scrivente. È abbastanza ovvio che non ve n’era alcuna necessità. Altri semmai, come evidenziato dal servizio di Report, avevano stringenti necessità di liquidità”.
La presa di posizione si conclude con una diffida formale: Arkipiù e il suo CEO dichiarano di ritenere chiarita la propria posizione e “diffidano chiunque dal solo tentare, sulla base di mere illazioni, di infangare, diffamare o denigrare gli scriventi, salvo risponderne in tutte le opportune ed idonee sedi”.





