L’Inno di Mameli e la Marsigliese hanno risuonato questa mattina a Ventimiglia dove è stato inaugurato un monumento per ricordare i marinai francesi che persero la vita il 19 agosto 1945 durante le operazioni di sminamento della città nel secondo dopoguerra.
La cerimonia si è svolta nei giardini pubblici, all’altezza della fontana del Putto, dove è stata scoperta la targa commemorativa e dove durante la guerra era presente un bunker edificato dalle truppe tedesche
Nel corso dell’evento l’amministrazione comunale, rappresentata dall’assessore Adriano Catalano, insieme alla madrina della cerimonia, la dottoressa Gabriella De Villa, hanno preso parte allo svelamento della targa alla presenza delle associazioni dei marinai in congedo di Ventimiglia e della provincia, di delegazioni provenienti dalla vicina Francia, degli alpini, delle associazioni d’arma e di numerosi cittadini.
L’iniziativa è stata proposta e fortemente voluta da Dario Canavese, alpino e sergente classe 1935, che ha ricostruito negli anni la vicenda storica dei militari francesi impegnati nella bonifica del territorio, in quel periodo tra la conclusione del conflitto e la completa pacificazione dell’Italia e dell’Europa.
“Una cosa poco conosciuta è che la Marina Militare francese aveva un reparto di sminatori con il compito di bonificare i territori prima di lasciare qualsiasi zona occupata dalle truppe francesi. Èun gesto che merita di essere ricordato, anche perché quei terreni non erano stati minati dai francesi, ma dai tedeschi.” dice Canavese sottolineando il valore simbolico di questo riconoscimento. “Avrebbero potuto semplicemente rientrare in Francia al termine dell’occupazione e lasciare tutto così com’era. Invece no, si occuparono di rendere nuovamente sicuro il territorio. Se pensiamo al 1945, e al fatto che l’Italia aveva dichiarato guerra alla Francia, questo assume ancora più valore e rende onore alla Francia stessa.”
La ricerca è partita da alcune fotografie ritrovate dallo stesso Canavese.
“Quando ho avuto tra le mani le immagini degli sminatori al lavoro, ho capito che dovevo approfondire. Ho fatto ricerche attraverso l’ufficio di Stato Civile e sono riuscito a recuperare i certificati di morte. Se noi, bambini del dopoguerra, abbiamo potuto tornare a giocare nei giardini pubblici di Ventimiglia — ha aggiunto — lo dobbiamo anche al loro sacrificio. Io sono del 1935 e sento personalmente questo debito di riconoscenza.”
Resta ancora un piccolo mistero legato a quella vicenda. Sono infatti noti i nomi di due dei ragazzi, Raisigl Jan e Grossman Bedrich, ma non del terzo.
“Ho una fotografia di due sminatori al lavoro, ma nel funerale celebrato a Ventimiglia, partito dalla chiesa di Sant’Agostino nell’agosto del 1945, risultano tre bare. Del terzo marinaio non sono riuscito a trovare traccia negli archivi dello Stato Civile. Non conosco il suo nome, ma ho voluto che fosse comunque ricordato insieme agli altri due.”




