Nei giorni scorsi il cantautore Enzo Gragnaniello è stato nella città dei fiori in occasione dell’omaggio a Roberto Murolo, con il premio a lui dedicato, artista capace di unire come pochi altri idealmente due sponde italiane del Mediterraneo: quella di nord-ovest, dove sta Sanremo e quella di Sud-Est, dove sorgono Napoli e la Campania.
Un’occasione, quella della visita del chitarrista che ha riportato al centro anche uno dei brani più noti della sua carriera: Cu’ mme, uno dei più iconici brani cantati in napoletano degli ultimi 40 anni, scritto nel 1991 e pubblicato per la prima volta nel 1992 nell’album ‘Ottantavoglia di cantare’.
Come raccontatoci dall’autore dietro le quinte del Teatro del Casinò, il brano ha preso forma in modo spontaneo, lontano da costruzioni razionali.
“Quando scrivo una canzone non penso con la testa, vengo ispirato”, dice Gragnaniello “Mi ricordo che il produttore di Roberto, Nando Coppeto mi chiese di partecipare. Stava facendo questo disco con altri cantanti, tutti i brani in coppia. Mi venne proprio l’idea di chiamare Mia Martini. Quando cominciai a scriverlo, pensavo a Roberto come la voce del mare, mentre Mia Martini era la voce della tempesta. È nato così, non c’è razionalità, mi venne così ed è uscito fuori qualcosa di molto bello”.
Il mare e la tempesta descritte da Gragnaniello sono immagini evocative ed introspettive, sorrette da due voci diverse ma complementari, in una costruzione quasi pittorica, come lo stesso autore sottolinea ripensando a quel momento.
“Se penso a quando l’ho composta per quella situazione è una grande emozione perché in quel momento ho fatto il pittore, era una specie di quadro, il mare, la tempesta. E ancora oggi quella è una canzone senza tempo perché è tutta simbolica, non parla di una cosa precisa: è un invito a trascendere, a toccare il fondo, la profondità e l’altitudine. C’è anche una sorta di preghiera dentro”.
A distanza di oltre trent’anni, il brano continua a essere tra i più richiesti durante i concerti. Un successo che attraversa generazioni e che si riflette anche nelle numerose reinterpretazioni, da Loretta Goggi a Loredana Bertè, fino alle versioni televisive più recenti.
“Appena vado a suonare vogliono quella canzone” conclude i maestro. “Spero sempre di non fare il jukebox. Però quando poi la canto mi emoziono sempre. La canzone mi emoziona ancora”.







