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Proseguono le lezioni ‘du nosciu dialettu‘ con Giannetto Novaro, castellotto doc e presidente onorario della ‘Communitas Diani‘, che con uno speciale alla Settimana Santa e alle tradizioni pasquali ci parla della ‘battuezza.

A battuezza ’- La spiegazione di Giannetto Novaro

“Uno strumento nato per fare fracasso che consiste in una tavoletta di legno con un’impugnatura e due maniglie, una per lato, che possono ruotare su se stesse. Agitando violentemente il polso, le due maniglie battono sul legno o eventualmente su del metallo applicato al legno e creano un fortissimo rumore“, ha esordito ai nostri microfoni Giannetto Novaro.

“Il più grande divertimento era suonare le ‘battuezze ‘ durante la Settimana Santa”

“Ne ho un bellissimo ricordo”, ha proseguito, “perché nei paesi anticamente non c’erano divertimenti. La vita si svolgeva attorno al campanile della chiesa parrocchiale. Ho fatto anche il chierichetto, come allora lo facevano quasi tutti, e il più grande divertimento, che attendevamo da un anno all’altro, era suonare le ‘battuezze‘ durante la Settimana Santa“.

“Durante questi giorni le campane erano “legate” per il lutto della morte di Gesù”

Durante questi giorni, ha spiegato Novaro, le campane erano “legate” per il lutto della morte di Gesù: “Erano giorni di tristezza, di lutto, e le campane, che normalmente suonano per grandi occasioni felici, non potevano suonare. Le ‘battuezze‘ servivano a sostituirle dal giovedì al sabato santo. Si cominciava dalla Messa ‘In Coena Domini’ del Giovedì Santo e si arrivava alla messa del Sabato Santo, quando suonava il ‘Gloria’ che annunciava la risurrezione di Gesù e le campane potevano tornare a suonare; le ‘battuezze’ non potevano più essere utilizzate”.

“Giravamo per le strade del paese per annunciare i momenti più importanti della giornata”

Questi strumenti erano amatissimi dai ragazzi: “Per tre giorni potevamo sfogarci e fare quel fracasso che altrimenti non avremmo potuto produrre. Ci radunavamo nella Sacrestia della chiesa parrocchiale con nostre ‘battuezze‘ e poi giravamo per le strade del paese per annunciare i momenti più importanti della giornata: a mezzogiorno per ricordare che era l’ora delle frittelle (U söna mezzugiurnu, a l’è l’ua di frisciöi’); la Via Crucis e le varie funzioni religiose. Per pochi giorni la popolazione era tenuta al corrente di tutto tramite il suono delle ‘battuezze‘”.

Scherzi da ragazzi

“Naturalmente”, ha aggiunto, “c’era sempre qualcuno che mal tollerava quel fracasso. E noi ci fermavamo più tempo possibile davanti alle loro case, suonando a lungo. Alla fine, arrabbiati, cercavano di inseguirci, ma essendo più giovani e più veloci riuscivamo sempre a scappare, felici di quel momento di divertimento particolare“.

Metafora per definire una donna che parla sempre, a volte neanche tanto bene degli altri

Novaro racconta anche come la ‘battuezza‘ sia entrata nella cultura locale: “Questo strumento semplicissimo era utilizzato anche come metafora: per definire una donna che parla sempre, a volte neanche tanto bene degli altri, si diceva che aveva una lingua come una ‘battuezza‘”.

Chiasso sotto le finestre di vedovi attempati che si risposavano

Non solo religione: le ‘battuezzevenivano usate anche per fare chiasso sotto le finestre di vedovi attempati che si risposavano. “I più giovani del paese, quando queste coppie ritornavano dopo il matrimonio, andavano a far rumore con le ‘battuezze‘ ed altri strumenti improvvisati rendendo la vita difficile agli sposi. Alla fine, molti cedevano, e qualcuno arrivava anche a regalare ai ragazzi dei soldi per una mangiata all’osteria, del vino o dolciumi. E così questa tradizione di ‘persecuzione’ divertente verso le coppie cessava”.

La spiegazione integrale di Giannetto Novaro nel video-servizio a inizio articolo.