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A Sanremo, la Domenica delle Palme non è solo una ricorrenza religiosa, ma un vero e proprio rito identitario. Nelle case e nei laboratori artigiani si lavora con largo anticipo per preparare i “palmureli”, le tipiche palme autoctone intrecciate, simbolo di una tradizione profondamente radicata nella cultura matuziana.

Questi intrecci non sono semplici oggetti decorativi, ma rappresentano segni di devozione e di appartenenza. In occasione della domenica che precede la Pasqua saranno benedetti da un sacerdote o da un vescovo, per commemorare l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Nadia Lantero, intrecciatrice, ci racconta come dietro ogni palma intrecciata c’è una storia, spesso familiare: “È una cosa di famiglia, una tradizione proprio ligure”.

Negli ultimi anni, questa arte è stata anche strutturata in percorsi formativi: corsi e scuole permettono agli artigiani di ottenere un diploma e, soprattutto, di insegnare ai più giovani. Un passaggio fondamentale per evitare che questo sapere venga dimenticato.

Giovanni Scannella, un altro intrecciatore, racconta quanti palmureli stanno preparando per la Domenica delle Palme: “Tra 200 e 300, si intrecciano a casa la sera quando si riesce”.

Le palme non sono tutte uguali. Accanto ai palmureli locali esistono quelle destinate alle alte gerarchie ecclesiastiche, spesso provenienti dalla Spagna e trattate per assumere il caratteristico colore chiaro. Tuttavia, gli intrecciatori sanremesi rivendicano con orgoglio le loro creazioni.

La palma benedetta è molto più di un simbolo religioso: “Porta bene benedire una palma e tenerla in casa”, spiega l’intrecciatrice Eleonora Tollardo.

C’è chi la conserva tra le mura domestiche, chi la indossa appuntata al bavero e chi la custodisce nel portafoglio come porta fortuna. Le forme variano: crocette, roselline, intrecci complessi che richiedono abilità e pazienza. E mentre la Domenica delle Palme è alle porte, tra le mani degli artigiani prendono forma non semplici intrecci, ma storie vive della Liguria.

Le interviste complete a Nadia Lantero, Giovanni Scannella ed Eleonora Tollardo nel video servizio a inizio articolo.