“La notizia dell’imminente intervento sulla condotta sottomarina del Roja, definito ‘urgente e improcrastinabile’, solleva seri interrogativi sulla capacità di programmazione e prevenzione nella gestione del servizio idrico”, dichiara il consigliere di opposizione di Imperia, Luciano Zarbano.
“Già nel maggio 2025 erano stati annunciati interventi risolutivi, presentati come decisivi per ridurre le perdite. Tuttavia, nel dicembre successivo si è verificata una grave falla nella condotta nel tratto antistante a San Lorenzo al Mare, ufficialmente segnalata solo il 22 dicembre e, a distanza di oltre due mesi, ancora attiva. Secondo le informazioni raccolte, la perdita ammonterebbe a quasi 1.000.000 di metri cubi d’acqua, e in questi ultimi giorni sarebbe arrivata a quasi 30.000 metri cubi giornalieri, ovvero circa il 68% dei volumi trasportati. Uno spreco enorme, inaccettabile, soprattutto in un territorio che da anni convive con problemi strutturali di approvvigionamento idrico. Tale perdita sarebbe visibile anche a occhio nudo nelle giornate di mare calmo”, afferma il consigliere.
Zarbano sottolinea anche le difficoltà operative: “Le difficoltà di intervento sarebbero, qui il condizionale è d’obbligo, da attribuire alle condizioni meteo-marine. Tuttavia, fonti ben informate riferiscono che il problema risiederebbe, anche qui il condizionale è d’obbligo, nella difficoltà operativa dei sommozzatori incaricati, forse non adeguatamente attrezzati, per lavorare in condizioni complesse. A ciò si aggiunge una situazione di manutenzione giudicata gravemente insufficiente, che alimenta un circolo vizioso di guasti, costi straordinari e disservizi”.
Secondo il consigliere, il problema va oltre la tecnica: “Va ricordato che ARERA impone precisi standard di qualità tecnica, misurati attraverso specifici indicatori. I risultati peggiorano di anno in anno, e il loro mancato rispetto comporta penalità economiche e perdita di risorse pubbliche rilevanti. Sorge quindi il dubbio che i dati trasmessi riflettano pienamente la reale condizione della rete”.
Critico anche sull’urgenza dell’intervento: “L’intervento programmato per il 23 febbraio viene presentato come ‘urgente’. Ma è legittimo chiedersi se possa definirsi tale un intervento avviato dopo oltre due mesi di perdite continue. L’urgenza non può essere dichiarata a posteriori, quando il danno è ormai compiuto. Sarebbe stato essenziale accorgersi subito, con ispezioni immediate, interventi tempestivi e comunicazioni trasparenti. Invece, si è assistito a un prolungato immobilismo, giustificato da motivazioni che oggi appaiono sempre meno convincenti”.
“Questa vicenda evidenzia ancora una volta una gestione emergenziale, priva di una reale pianificazione e di una strategia di prevenzione, che scarica sui cittadini i costi dell’inefficienza sotto forma di sprechi, disservizi e tariffe troppo elevate. Il problema non è solo tecnico: è politico, amministrativo e morale. Servono chiarezza sulle responsabilità, sui tempi reali di intervento, sulla qualità dei controlli e sulla veridicità dei dati comunicati agli organismi di vigilanza. Serve soprattutto un cambio di passo nella gestione della rete idrica. L’acqua è un bene pubblico essenziale. Non può essere dispersa per mesi nell’indifferenza generale, per poi eseguire interventi tardivi definendoli urgenti”, conclude Zarbano.








