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Presso la sala consiliare del Comune di Ventimiglia sono stati presentati questa mattina i primi volumi restaurati della storica biblioteca Aprosiana, fondata nel 1648 da padre Angelico Aprosio e prima biblioteca pubblica della Liguria. Il fondo antico comprende oltre 9.000 unità tra XV e XIX secolo, tra cui 203 incunaboli, 2.523 cinquecentine e numerosi manoscritti.

Dopo la ristrutturazione dei locali di conservazione e la conclusione della catalogazione nell’indice SBN, nel 2024 la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Liguria ha ottenuto un finanziamento per redigere i progetti di restauro di 110 unità in precario stato di conservazione. Sulla base delle schede predisposte, sono stati richiesti al Ministero della cultura fondi per circa 100.000 euro nell’ambito della programmazione 2025-2027.

Nel 2025 il primo finanziamento ha consentito di avviare una prima tranche di interventi affidata alle restauratrici Chiara De Nicolai (Laboratorio Biblion) e Rosangela Lamera (Ars Libraria), iscritte all’albo del Mic. Sono stati restaurati quattro manoscritti e cinque incunaboli, selezionati tra i più deteriorati e significativi per la storia della biblioteca e della città. Gli interventi sono stati eseguiti nel rispetto dei criteri del restauro conservativo, con materiali naturali e reversibili, secondo le linee guida del Ministero della cultura e dell’Icpal.

Tra i manoscritti figurano il ms 14 “De mensibus Hebraeorum”, il ms 28 “Liber super primam partem dialogorum”, il catalogo Rossi e il catalogo Rolando. Tra gli incunaboli, opere stampate tra Venezia, Lione e Friburgo tra il 1483 e il 1500.

“Grazie a tutta la filiera, alla Soprintendenza, al Ministero e a tutti gli addetti ai lavori, siamo riusciti a riottenere un finanziamento di oltre 100 mila euro per il restauro di due cataloghi davvero rilevanti della nostra città: i cataloghi Rossi e Rolando”, dichiara l’assessore alla cultura Serena Calcopietro. “Davvero oggi è stata un’immersione nella cultura e siamo attenti a integrare questa perla del nostro centro storico, aumentandone le aperture durante gli eventi in calendario e cercando di aprirli a storici, ragazzi e laureandi. È la prima di una serie di interventi, speriamo di questo tipo”.

“Il restauro consente di conoscere nei dettagli il manufatto”, spiega la dirigente della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Liguria, Francesca Imperiale. “Smontando un volume emergono notizie che non si conoscevano, per esempio frammenti di documenti più antichi. Dalla fine del Medioevo al Cinque-Seicento spesso si utilizzavano pergamene di codici ormai inutilizzati per fare coperte di volumi o rinforzare le legature. Adesso c’è un’attività di recupero di questi materiali che consente di ritrovare opere che si pensavano perdute e di scoprire rapporti culturali che non si conoscevano, senza parlare delle tecniche di produzione dei volumi stessi”.