A quarant’anni dalla nascita della delegazione imperiese del FAI, Pigna diventa nuovamente teatro di una celebrazione che unisce storia, arte e memoria collettiva. La scelta del borgo non è casuale: proprio qui, nei primi anni Novanta, prese forma una delle prime esperienze locali della Giornata di Primavera, oggi riproposta in una versione ampliata e più ricca.
Maria Carmen Lanteri, capo delegazione FAI Imperia, sottolinea il valore dell’iniziativa: “Oggi abbiamo deciso di tornare a Pigna, da dove tutto è iniziato. Nel 1993, con la prima Giornata FAI di Primavera, un patrimonio di arte, di storia, di cultura e di natura da scoprire”.
Un’occasione per riscoprire non solo i celebri affreschi del Canavesio, ma un intero sistema di beni culturali diffusi.
Le visite si estendono infatti alla chiesa di San Michele, custode del famoso polittico del Canavesio e di un rosone quattrocentesco recentemente restaurato dal Ministero dei Beni Culturali. Il percorso prosegue tra il Museo della Tradizione e Cultura Contadina, il Museo Comunale e le chiese di San Bernardo e San Tommaso, quest’ultima legata a una delle ipotesi più affascinanti sulle origini del paese.
Infatti, secondo gli studi del professor Lamboglia, proprio nei ruderi romanici di San Tommaso potrebbero trovarsi i resti del primo nucleo abitativo di Pigna, un tassello fondamentale per comprendere la stratificazione storica del territorio.
La memoria dei restauri e il valore del patrimonio
Il programma prevede anche una visita speciale riservata agli iscritti FAI: l’apertura della Villa Isnardi, dimora legata alla figura del professor Ludovico Isnardi, medico e benefattore locale. Lanteri ricorda l’importanza di valorizzare questa personalità: “Riteniamo sia molto importante mettere in luce la figura dell’illustre personaggio pignasco, il professor Ludovico Isnardi”.
Il sindaco di Pigna, Roberto Trutalli, evidenzia invece il legame tra il ritorno del FAI e i grandi interventi di recupero che hanno segnato gli ultimi decenni: “È importantissima questa cosa, perché il FAI sceglie il ritorno a Pigna e di rivedere alcuni momenti importanti”.
Dal restauro del polittico alla ricollocazione degli affreschi di San Bernardo, fino al completamento del rosone policromo del Quattrocento, ogni intervento racconta un percorso di tutela condiviso.
Per l’amministrazione comunale, il patrimonio artistico non è solo eredità del passato, ma responsabilità presente. Trutalli lo sintetizza con chiarezza: “È fondamentale far conoscere e, nel contempo, avere rispetto di quelle che sono queste opere”.
La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, profondamente restaurata a partire dagli anni Cinquanta dopo i danni bellici, rappresenta un esempio concreto di rinascita architettonica e identitaria.
Le colonne ripulite, le volte sabbiate a bassa pressione e la ricostruzione degli spazi distrutti testimoniano un lavoro meticoloso che ha restituito alla comunità un luogo simbolo. Qui si concentra una vera narrazione visiva fatta di opere provenienti dalle chiese circostanti, una sorta di archivio artistico vivente del territorio.
Il ricordo più forte resta quello del ritorno del polittico, come afferma il sindaco: “Vi era un timore diffuso che il polittico, andando via, non ritornasse più. Oggi è di nuovo qui ed è a disposizione della comunità”.
Il primo cittadino conclude con una riflessione: “Il FAI ha questa funzione di farci conoscere, ma anche di dirci: guardate che questo vi appartiene, anche se provenisse da altri luoghi”.
L’iniziativa invita a vedere questi luoghi non come semplici reliquie, ma come organismi “vivi” che continuano a raccontare la storia di Pigna e il suo legame con il tempo.
Nel video servizio a inizio articolo le interviste complete a Lanteri e Trutalli.







