Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l’arresto di Manuela Aiello, 43 anni, residente a Bordighera, accusata della morte della figlia di due anni, Beatrice, trovata senza vita nei giorni scorsi nell’abitazione di famiglia.
La donna è comparsa questa mattina davanti al Gip tramite collegamento remoto, in presenza del pubblico ministero Veronica Meglio, rispondendo a tutte le domande durante l’interrogatorio di garanzia. Al termine dell’udienza, il giudice ha disposto la misura cautelare in carcere. Gli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso al tribunale del riesame.
Secondo i legali, la convalida dell’arresto non era necessaria perché l’intervento dei carabinieri non era avvenuto in flagranza, ma a distanza di molte ore e dopo indagini medico-legali e raccolta di testimonianze. Tuttavia, il giudice ha ritenuto sussistente un grave quadro indiziario, confermando la detenzione in attesa dei risultati dell’autopsia, prevista per lunedì prossimo.
Nel corso dell’interrogatorio, durato circa 45 minuti, la donna ha negato ogni responsabilità, raccontando di aver monitorato la figlia la sera prima della tragedia e di aver seguito le indicazioni del 118 senza riuscire a salvarla. Ha inoltre riferito che la bambina era molto vivace e che in passato aveva subito diverse cadute. Gli avvocati hanno precisato che la donna ha reagito con dolore e affaticamento emotivo, ma sempre collaborativa durante l’interrogatorio.
“La signora ha ribadito di non aver mai messo le mani addosso alle bambine e di aver agito come madre premurosa. La causa della morte sarà chiarita solo dall’autopsia e dagli accertamenti peritali”, spiegano gli avvocati.
Aiello, al termine dell’interrogatorio, ai legali ha confessato: “Mi farò anche 40 anni, ma la verità dovrà emergere per forza”.
Al momento, le ipotesi investigative includono maltrattamento, negligenza colposa o l’intervento di terze persone. Gli sviluppi dell’indagine dipenderanno dai risultati medico-legali.








