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Sanremo ha celebrato il Giorno del Ricordo, ribadendo l’impegno a preservare una delle pagine più dolorose della storia nazionale. La cerimonia ha assunto un forte valore civile, riportando al centro la tragedia vissuta dagli italiani dell’Adriatico orientale.

All’evento in via Martiri delle Foibe, organizzato dal Comune in collaborazione con il Comitato provinciale di Imperia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e con l’Opera Nazionale Caduti senza Croce, hanno preso parte le principali autorità civili e militari, insieme ai rappresentanti dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alessandro Mager, che ha rimarcato il valore della ricorrenza.

“Per Sanremo in particolare testimonia la vicinanza della nostra città a questo evento che solo con grande ritardo lo Stato italiano ha deciso di onorare, dedicandovi una giornata”, dichiara il sindaco.

Nel suo intervento, il primo cittadino ha richiamato la dimensione storica della tragedia, ricordando come la parola “foibe” sia diventata il simbolo di un sistema di persecuzioni molto più ampio: “Le foibe rappresentano, dal punto di vista evocativo, la modalità più conosciuta, ma tanti vennero anche portati in campi di prigionia, campi di concentramento oppure fucilati”.

La fine della Seconda guerra mondiale e l’affermazione del regime jugoslavo di Tito segnarono per migliaia di italiani un tempo di ritorsioni e violenze, ha ricordato Mager: una spirale che colpì famiglie intere e lasciò un’eredità di lutti.

Alla cerimonia erano presenti anche alcuni discendenti delle vittime. “Parliamo di eventi che risalgono a oltre ottant’anni fa”, ha osservato il sindaco, evidenziando come oggi siano soprattutto i figli e i nipoti a custodire il racconto di quella stagione.

Il presidente provinciale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Pietro Tommaso Chersola, ha richiamato il lungo silenzio che per decenni ha circondato la tragedia del confine orientale, ricordando l’esodo forzato e le condizioni dei profughi nei centri di raccolta: una pagina segnata da dimenticanza istituzionale e da una sofferenza rimasta a lungo ai margini del dibattito pubblico.

La giornata mette al centro il quesito relativo alle decisioni internazionali del 1945, prese senza la voce diretta delle popolazioni coinvolte, che lasciarono l’Istria e la Venezia Giulia in una condizione di abbandono che aprì la strada alla violenza. Chersola ha voluto ricordare i territori “lasciati completamente alla mercé delle truppe titine” e ha descritto il periodo successivo alla fine del conflitto come “l’inizio di quarantuno giorni di terrore”, segnati da arresti, deportazioni e infoibamenti.

Un passaggio centrale della cerimonia è stato dedicato alla strage di Vergarolla. L’esplosione del 1° agosto 1946 a Pola viene definita una “strage dimenticata”, una tragedia che causò decine di vittime civili e accelerò l’esodo quasi totale della città. Chersola insiste sul silenzio istituzionale che seguì: “Nessuna comunicazione venne fatta sulla stampa locale, alcun rilievo su quella nazionale”.

La riflessione finale sottolinea come ricordare oggi non significhi “rivalorizzare la cenere, ma mantenere vivo il fuoco” di una storia che per troppo tempo è rimasta ai margini del racconto nazionale.