La chiesa di Santa Maria Maddalena di Bordighera ha riaperto ufficialmente le porte il 21 dicembre 2025, segnando la conclusione dell’ultimo intervento di un lungo ciclo di restauri che ha interessato l’edificio negli ultimi decenni. Gli ultimi due anni di lavori hanno permesso di riportare alla luce la ricchezza cromatica e decorativa di uno dei monumenti più rappresentativi della città.
Riviera Time ha incontrato il parroco don Luca Salomone, che ha illustrato i risultati degli interventi di rispristino e il ritorno alla luce della bellezza storica e artistica degli affreschi.
“È stato un lavoro lungo circa due anni che ha completato i restauri già effettuati negli anni passati. Abbiamo rimesso in luce quei colori, quella luminosità che l’edificio aveva perso, soprattutto a causa dell’incendio del 1940, che aveva profondamente segnato le superfici interne”, spiega don Salomone.
Le operazioni di recupero sono state realizzate da Raffaella Devalle, esperta in conservazione e restauro di opere d’arte, insieme a Paola Rivella, alla collega Alessia Pianavia Vivaldi e allo stagista Edoardo Pallanca. La direzione dei lavori, promossi da don Salomone, è stata affidata all’architetto sanremese Piero Gonella.
Affreschi ritrovati e presbiterio restituito
Il cuore dell’intervento ha riguardato il presbiterio. La pulitura ha reso visibili affreschi che erano completamente occultati, portando anche alla scoperta di due dipinti murali di cui si era persa memoria.
La chiesa – preceduta da quella che oggi è l’oratorio di San Bartolomeo – è stata edificata nel 1617 per volontà della popolazione e rappresenta una “nuova fabbrica”, progettata secondo i dettami del Concilio di Trento. All’interno domina il grande altare barocco con la Maddalena in gloria, opera marmorea dello scultore genovese Parodi. Nelle cappelle laterali sono custodite le spoglie del patrono Sant’Ampelio.
Il restauro ha riportato in evidenza anche gli apparati a stucco, gli angeli, i festoni e i capitelli, insieme a una tavolozza cromatica dominata da “verdi azzurrini”, rimasta nascosta sotto strati di nerofumo e polveri accumulate in oltre un secolo.
L’organo storico e la memoria della comunità
Tra gli elementi più preziosi della chiesa spicca l’organo seicentesco, coevo alla costruzione dell’edificio e considerato tra i più interessanti della diocesi. Restaurato negli anni Novanta, è tuttora utilizzato per la liturgia e per concerti. La grande finestra in controfacciata, pensata per garantire luce in un contesto urbano stretto tra le case, ne valorizza la presenza scenica.
Lungo la navata destra si incontrano testimonianze della storia cittadina: la memoria del passaggio di Papa Pio VII, liberato dalla prigionia francese, e la tomba del venerabile parroco padre Giacomo Viale, figura chiave per lo sviluppo sociale di Bordighera. Amico della regina Margherita e promotore di opere benefiche, contribuì anche alla fondazione dell’ospedale cittadino.
Una nuova luce
Il progetto ha incluso un moderno impianto illuminante, il recupero dei lampadari, la lucidatura dei pavimenti e il rinnovo degli arredi. Il risultato è uno spazio più leggibile e accogliente, pensato non solo come bene storico ma come luogo vivo di preghiera.
Don Salomone sottolinea inoltre il valore comunitario dell’intervento. “Si offre così un ambiente accogliente, un ambiente per la preghiera aperto tutti i giorni durante tutta la giornata”, invita.
Nel video servizio a inizio articolo l’intervista a don Salomone.







