I fatti di Niscemi hanno riportato con forza l’attenzione sulla questione sempreverde del rischio idrogeologico in Italia, un problema che riguarda sia la sicurezza dei cittadini sia la gestione del territorio.
A offrire un quadro d’insieme è l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che attraverso la piattaforma IdroGEO raccoglie e aggiorna i dati sul dissesto idrogeologico. Secondo l’ultima rilevazione disponibile (2024) in Italia 5,7 milioni di persone vivono in aree a rischio frana, di cui oltre 1,2 milioni in zone a pericolosità alta o molto alta. In queste aree si concentrano centinaia di migliaia di edifici (circa 500.000 edifici stimati in zone vulnerabili) attività economiche e beni culturali, a conferma di come il rischio non riguardi solo zone marginali o scarsamente abitate.
Le fragilità del territorio italiano nascono da una combinazione di fattori naturali e antropici. Alla conformazione del territorio si aggiungono modifiche del suolo, riduzione delle aree di infiltrazione e abbandono delle zone interne, che negli anni hanno aumentato la vulnerabilità del territorio. Il cambiamento climatico rende poi più frequenti eventi meteorologici intensi, amplificando il rischio laddove il territorio è già predisposto.
È importante ricordare, però, che pericolo e rischio non coincidono: un’area può essere ad alta pericolosità, ma se poco abitata, il rischio reale rimane limitato. L’analisi dei dati, la mappatura dettagliata e la prevenzione strutturale sono strumenti fondamentali per ridurre i danni e gestire il fenomeno in modo consapevole, superando la logica dell’emergenza.
La Liguria, con il suo territorio fortemente collinare e montuoso che si affaccia sul mare, rappresenta un microcosmo del problema nazionale. L’elevata densità abitativa sulle coste, i versanti ripidi e l’intenso uso del suolo rendono la regione particolarmente esposta agli eventi franosi e al dissesto idrogeologico.
Non tutte le aree pericolose comportano automaticamente un alto rischio per la popolazione, perché densità abitativa, tipologia degli edifici e gestione del territorio modulano l’esposizione reale.
I dati della provincia di Imperia
Nella provincia di Imperia, che conta circa 208.800 residenti, il rischio idrogeologico si manifesta in maniera complessa, con differenze significative tra popolazione esposta, edifici e territorio da un comune all’altro.
Delle quasi 23.400 persone che vivono “a rischio frana”, circa 14.600 sono nel solo comune di Sanremo, che ospita più del 60% di persone in zone classificate a pericolosità elevata o molto elevata, riflettendo la densità urbana e la costruzione storica lungo la costa.
Imperia ha una percentuale più bassa di popolazione esposta con circa 4.500 residenti su quasi 42mila che vivono in aree a rischio elevato, nonostante la città copra un territorio più esteso.
Questo perché gran parte degli insediamenti imperiesi si sviluppa su aree pianeggianti o collinari più stabili, mentre a Sanremo molte costruzioni sorgono su versanti ripidi e storicamente fragili.
Dal punto di vista della percentuale di popolazione esposta il comune con le percentuali più elevate è Mendatica, dove 137 dei suoi 162 abitanti sono classificati come popolazione “a rischio”. Un dato estremamente più ampio, ad esempio, del vicino comune di Triora (il più esteso della provincia) dove il 36% circa degli abitanti si trova in questa situazione.
Anche gli edifici seguono pattern diversi. Nella provincia circa 8.500 costruzioni sono in zone P4 (pericolosità molto alta), ma la distribuzione non coincide esattamente con la densità abitativa.
Nei comuni dell’entroterra, come Triora o Molini di Triora, gli abitanti sono pochi, ma il rischio riguarda superfici estese e la maggior parte delle costruzioni è addossata a pendii vulnerabili.
Così, il territorio della provincia si presenta come un mosaico in cui pericolo e rischio non coincidono automaticamente. La pericolosità naturale è alta in molte aree, ma il rischio reale dipende dalla presenza di persone e infrastrutture.
Il confronto con le altre province liguri
A livello regionale, la provincia di Imperia si colloca in modo peculiare rispetto alle altre province liguri. Con circa 209.000 abitanti, gran parte della popolazione si concentra lungo la fascia costiera.
Sanremo, con circa 53.000 residenti, rappresenta poco più del 25% della popolazione provinciale, mentre Imperia città conta circa 42.000 abitanti. Questa distribuzione urbana concentrata fa sì che, pur essendo la provincia soggetta a fenomeni di frana e alluvione simili a quelli di Savona, Genova o La Spezia, il rischio effettivo sulla popolazione risulti relativamente contenuto, grazie alla scarsa densità nelle aree collinari interne.
Per confronto, la provincia di Savona conta circa 267.000 abitanti, con la popolazione urbana a rischio principalmente lungo la costa, mentre l’entroterra rimane poco popolato. La Città Metropolitana di Genova, con oltre 818.000 residenti, presenta un rischio diffuso nelle aree collinari periferiche, ma l’alta densità urbana limita l’estensione complessiva di edifici esposti. Infine, la provincia di La Spezia, con circa 215.000 abitanti, mostra un rischio distribuito tra coste e vallate interne, ma con una popolazione urbana esposta inferiore rispetto a Imperia.
Nel confronto tra province, emerge come Imperia, pur avendo fenomeni di pericolosità simili, presenti un rischio reale più modulato: la combinazione di una densità costiera concentrata e vaste aree interne meno popolate riduce la probabilità che eventi idrogeologici colpiscano un numero elevato di persone o edifici. Questo esempio sottolinea l’importanza di distinguere tra pericolo, legato alla presenza di frane e alluvioni, e rischio, che tiene conto della distribuzione della popolazione e degli edifici esposti.
Dati e prevenzione
Un elemento chiave per la gestione del rischio è la mappatura del territorio: mentre le aree centrali dell’imperiese sono già accuratamente censite, le zone più estreme sono classificate come aree dove la mappatura è in attesa.
Completare queste rilevazioni permetterebbe di individuare con maggiore precisione edifici e abitanti effettivamente esposti, pianificare interventi mirati e migliorare la resilienza complessiva del territorio, senza creare allarmismi, ma fornendo strumenti concreti per decisioni più consapevoli.
I dati non raccontano emergenze imminenti, ma descrivono una condizione strutturale che riguarda una parte consistente della popolazione. Comprendere dove si concentra il rischio è il primo passo per affrontarlo in modo razionale, spostando l’attenzione dagli interventi post-evento alla prevenzione e alla pianificazione del territorio.




