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Con i suoi appena 43 abitanti, Olivastri è una frazione del comune di Chiusavecchia che custodisce una storia lunga e sorprendentemente densa. Fino al 1923 comune autonomo, questo piccolo borgo dell’entroterra imperiese affonda le sue radici nel Medioevo, quando il territorio faceva parte della castellania di Bestagno, nella valle superiore di Oneglia.

Passato nei secoli di mano in mano, dal vescovo di Albenga alla potente famiglia Doria, dai Savoia ai Baratta, dai Negri di Sanfront agli Amoretti fino ai Beccantini, Olivastri ha attraversato le grandi trasformazioni politiche della Liguria: Repubblica Ligure, Impero francese, Regno di Sardegna e infine Regno d’Italia. Nel 1923 la soppressione del Comune segnò l’ingresso definitivo come frazione di Chiusavecchia, ma non la perdita della propria identità.

A colpire chi arriva a Olivastri è soprattutto il dialogo continuo tra passato e presente. In ogni via e piazzetta del borgo, fotografie d’epoca in bianco e nero raccontano scene di vita quotidiana: volti, lavori, momenti comunitari immortalati dagli stessi abitanti di un tempo. Tra queste immagini spicca anche il volto di Mariella Devia, celebre soprano e una delle più grandi voci femminili della lirica italiana del secondo Novecento, nata proprio a Chiusavecchia nel 1948.

Il legame con la terra resta fortissimo. Gli olivi secolari e le reti che servono per ottenerne le olive, hanno ispirato anche la recente riqualificazione della piazza centrale, completata nel 2025. Dove vi era asfalto e auto davanti alla chiesa parrocchiale della Presentazione di Maria, oggi c’è un piazzale ciottolato “a scacchiera” nel centro storico, pensato come luogo di incontro e di gioco. Il progetto dell’architetto Davide Andracco richiama il rammendo delle reti per la raccolta delle olive, trasformando una tradizione agricola in linguaggio architettonico. Tra gli uliveti sopra il paese si trova inoltre la chiesetta di San Giuseppe.

    Tradizione e innovazione che a Olivastri si incontrano anche nel periodo natalizio, quando nel vecchio forno comune risplende un presepe suggestivo, allestito fra fuliggine, lucine colorate e statuine, anche animate.

    Anche il lavatoio rimanda a un’epoca ormai lontana, ma solo in parte. L’acqua che sgorga dalla sorgente continua infatti a essere utilizzata da alcuni abitanti per lavare e trattare i panni, come avveniva un tempo.