È stata inaugurata questa mattina a Imperia, presso l’ex Albergo Italia di viale Matteotti, la ‘Casa Ameglio – Abitare Solidale‘, un centro dedicato alle persone vulnerabili e alla promozione dell’autonomia di chi ha disabilità.
Casa Ameglio – Abitare Solidale
Le parole di Claudio Scajola
“Questo è stato l’unico albergo per tanti anni a Porto Maurizio. Mio papà arrivò nel ’42 alla stazione di Porto Maurizio: era il periodo in cui arrestarono De Gasperi. Decisero di smistarsi sul territorio e lui scelse Imperia. Arrivò in treno e restò in questo albergo per circa un anno. Oggi, la riqualificazione dell’ex Albergo Italia sostiene le fasce più fragili della società, offrendo soluzioni integrate per cura, abitare e inclusione sociale – ha dichiarato ai nostri microfoni il sindaco Claudio Scajola. – Dall’abitare temporaneo ai servizi di teleassistenza e telemedicina, fino agli spazi verdi per socialità e riabilitazione, il progetto rafforza le reti di supporto, trasformando un edificio dismesso in una risorsa per la comunità”.
“Questo per Imperia è un progetto innovativo. Tra gli interventi non ancora conclusi c’è quello dei bus a guida autonoma, una vera sfida. Una struttura che si valorizza: il restauro esterno contribuisce al concetto secondo cui i luoghi dove le persone soffrono devono trasmettere sentimenti di positività. Diventa una casa, e a questa casa abbiamo voluto aggiungere un aggettivo preciso: inclusiva“, ha proseguito il primo cittadino.
Il progetto sociale, finanziato con fondi Pnrr per 2,5 milioni di euro, punta a coniugare abitare e inclusione sociale, introducendo sperimentazioni di teleassistenza e valorizzando un edificio storico nel cuore di Porto Maurizio. Casa Ameglio potrà ospitare fino a 32 persone, grazie a una progettazione condivisa con enti e associazioni del territorio, tra cui Anffas, Jobel, Ancora, Uisp, San Vincenzo Imperia e Ondamind, che hanno contribuito a pianificare ogni spazio secondo le esigenze degli utenti.
Le parole di Laura Gandolfo
Gli abitanti del centro saranno suddivisi tra diversi piani. L’assessore alla Comunità solidale, Laura Gandolfo, ha spiegato: “Siamo al lavoro da due anni con Asl e Anffas per portare dodici ragazzi con disabilità dell’associazione a convivere e sperimentare l’autonomia. Vivranno al primo piano in due appartamenti da sei posti letto ciascuno. Sono sei ragazze e sei ragazzi che hanno partecipato attivamente alla costruzione della loro casa, scegliendo gli arredi e oggi daranno il nome agli appartamenti”.
Al piano superiore sono stati ricavati sei bilocali dedicati ad anziani con esigenze temporanee di alloggio, ad esempio per chi deve rimanere nel capoluogo per cure mediche o riabilitazione. In entrambi i piani è stata attivata la teleassistenza, con terminali collegati a sensori interni agli appartamenti, controllati da un operatore. “Il sistema monitorerà movimenti sospetti o se una persona resta troppo a lungo a letto. Tutti i dati saranno criptati per rispettare la privacy: non ci saranno immagini, ma un particolare sistema di riconoscimento”, ha dichiarato Gandolfo.
Anche il piano terreno ha una destinazione sociale: qui sono stati realizzati quattro alloggi, di cui uno per persone con disabilità e tre per individui con fragilità temporanea, come donne vittime di violenza o persone senza fissa dimora. Sono stati inoltre realizzati giardino, orto e area laboratori, spazi condivisi pensati per favorire interazione, apprendimento e passaggio di competenze tra generazioni.
Il progetto è stato coordinato tra Lavori Pubblici e Ambito Socio-sanitario, con il contributo dell’assessore Gianfranco Gaggero e dei tecnici comunali. Casa Ameglio prende il nome dal barone e avvocato che lasciò l’albergo al suo factotum Domenico Gazzano e la nuda proprietà al Comune per finalità sociali, dando vita a una struttura che unisce storia, architettura e innovazione sociale.
Nel video-servizio a inizio articolo le parole di Scajola e Gandolfo.







