All’Hotel Nazionale di Sanremo, dove questo pomeriggio la Camera Penale Imperia-Sanremo “Roberto Moroni”, aderente all’Unione delle Camere Penali Italiane, ha promosso un incontro pubblico dedicato al referendum sulla giustizia e alle ragioni del “Sì”, era presente anche la senatrice Francesca Scopelliti, accolta da un applauso per lei e il marito, Enzo Tortora.
Nel suo intervento, la già senatrice non ha risparmiato dure critiche alla magistratura, rea a suo dire di una campagna referendaria puramente politica e votata alla conservazione del proprio potere.
“Sono parole vissute sulla pelle”, dice ai nostri microfoni a margine dell’appuntamento. “Non dimentichiamo che il caso Tortora è un orto di malagiustizia, proprio per quella sciatteria e quella volontà di difendere a qualunque costo l’inchiesta. Certo, parole dure perché sono vere. C’è questa opposizione di un partito che non è politico, ma di un partito dell’Associazione Nazionale dei Magistrati che esce dalla Costituzione per indossare la casacca politica. E questo nell’indifferenza generale. Allora mi chiedo: ma a che punto siamo arrivati? La nostra civiltà, la nostra provenienza dal diritto romano che ci rende così orgogliosi, dove è andata a finire?”
Scopelliti ha quindi rivendicato il senso della battaglia referendaria. “Sì, sono molto dura e sono molto determinata a vincere, proprio per, ripeto, rendere memoria a Enzo Tortora, perché è da tanto che aspetta una cosa del genere, ma soprattutto per i cittadini”.
Fin dal suo avvio, la campagna referendaria a livello nazionale è stata combattuta – va riconosciuto – con una buona percentuale di semplificazioni e strumentalizzazioni da ambo le parti dello schieramento. In questo contesto informativo complesso e spesso turbolento, emerge con forza una criticità sempre attuale, ovvero la difficoltà di rendere il linguaggio della legge e della normativa legislativa accessibile ai cittadini, senza tuttavia ridurlo a una banalizzazione che ne comprometta il significato e la portata.
“A me non viene difficile questo”, risponde Scopelliti, “perché, probabilmente non avendo studi giuridici alle spalle, quello che mi fa parlare è proprio la scudisciata che ho vissuto nella mia vita, condividendo e vivendo accanto a Enzo tutta la sua storia. Fu travolto da quelle inchieste perché, essendo un vero liberale ed essendo soprattutto un uomo perbene, era convinto che le istituzioni liberali del nostro Paese funzionassero. Quindi la delusione per lui fu enorme e, per me, di conseguenza”.
“La battaglia, a questo punto”, continua, “deve essere portata ai cittadini con la chiarezza dell’argomentare, perché è chiaro che poi c’è il rischio che qualcuno dica: ‘Vabbè, ma qui parlano di giustizia, io non so niente, non capisco niente’, e quindi non vada a votare, affidando tutto agli addetti ai lavori. Mi pare invece che i miei interventi, e vi assicuro che sto girando molto per l’Italia, siano proprio finalizzati a raccontare l’esperienza di Enzo e a spiegare come l’esperienza del processo Tortora e di tutta la sua vicenda giudiziaria non faccia altro che rispondere sì a questo referendum: è lui che ce lo chiede”.
Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Scopelliti.




