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C’era un tempo in cui, dopo un pranzo abbondante, era naturale restare ancora seduti a tavola, con un bicchiere di buon vino tra le mani, a chiacchierare con un amico d’infanzia e raccontarsi le ultime novità. Oggi, questo è un lusso per pochi.

A spiegare ai nostri microfoni il modo di dire Stô in s’u gottu (stare sul bicchiere) è Giannetto Novaro, 88 anni, castellotto doc e presidente onorario della Communitas Diani, protagonista delle lezioni ‘du nosciu dialettu‘, la nostra rubrica per riscoprire la lingua e le tradizioni locali.

Stô in s’u gottu ‘ – La spiegazione di Giannetto Novaro

“Purtroppo questa bellissima abitudine si sta perdendo“, ha spiegato Novaro con tono malinconico. “La vita oggi è troppo frenetica, convulsa. La gente corre sempre, ha mille impegni, e quasi nessuno può permettersi di indugiare dopo un pasto. Se qualcuno prende un bicchiere, spesso è solo per inghiottire una pillola prescritta dal medico”.

Oggi, quindi, è un privilegio: quasi tutti mangiano in fretta, già pensando agli impegni di lavoro o agli appuntamenti televisivi, e subito dopo aver ingoiato l’ultimo boccone si alzano. Solo pochissimi hanno ancora il tempo e la possibilità di gustarsi un bicchiere di vino in tranquillità, assaporando il momento.

Novaro, superstite di un’epoca in cui la vita rurale seguiva il ciclo delle stagioni e dei lavori agricoli, è oggi memoria vivente del territorio. Custode di saperi, parole e racconti che rischierebbero altrimenti di andare perduti, ci ricorda che alcune abitudini, apparentemente semplici, raccontano la storia e l’anima di una comunità.

“Chi può ancora restare ‘in s’u gottu‘”, ha concluso, “e gustarsi serenamente un bicchiere di vino, è davvero molto fortunato“.

Nel video-servizio a inizio articolo la spiegazione integrale di Giannetto Novaro.