Questa mattina circa un centinaio di studenti e attivisti dei collettivi “Papavero Rosso” e “Lo Spiraglio” hanno sfilato per le vie del centro di Sanremo in una protesta pacifica contro l’iniziativa del vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta. Al centro della contestazione c’è l’installazione di una campana all’interno di Villa Giovanna d’Arco, in via Pisacane, che ogni sera alle 20 suona in memoria dei “bambini mai nati”.
L’opera, inaugurata recentemente, aveva giĂ acceso un acceso dibattito. Numerose associazioni avevano chiesto la rimozione del simbolo, mentre alcuni – come la consigliera di ParitĂ di Regione Liguria, Laura Amoretti – hanno scritto direttamente a Papa Leone XIV per esprimere il proprio dissenso.
Durante il corteo i manifestanti hanno scandito slogan come: “Ma quale Stato, ma quale Dio, sul mio corpo decido io!”, “L’utero è il mio, decido io” e “Aborto sicuro, libero e gratuito”.
“Siamo stufi di dover giustificare la nostra autonomia, di doverci muovere in punta di piedi attorno al nostro diritto alla salute e all’autodeterminazione, e di essere colpevolizzate per l’esercizio della nostra libertà ”, hanno dichiarato i partecipanti.
Il manifesto dei collettivi definisce l’iniziativa del vescovo come “vomitevole”, accusando la Chiesa di incolpare ancora una volta le donne, giudicando le loro scelte come peccati. “Appellandosi a credenze antiscientifiche sui concetti di concepimento e vita, la Chiesa si erige a giudice della moralità ”, proseguono. “Poco importa che vite, di bambini e adulti, vengano stroncate quotidianamente in ogni angolo del mondo: le colpevoli sono le donne, assassine, infanticide nella misura in cui sono capaci di esercitare un loro diritto umano”.
Nel testo si ricorda anche come, per secoli, “il corpo femminilizzato sia stato reso politico contro il proprio volere, soggiogato e subordinato alla volontà di patriarca, marito, Chiesa, capitale e Stato. Oggi, che il controllo assoluto è venuto meno e il corpo ha acquisito autonomia e valore al di là della procreazione, il patriarcato cerca nuovi strumenti per mantenerne il controllo: senso di colpa, pubblica gogna e spettacolarizzazione della sfera privata”.
I collettivi affermano di rifiutare “qualsiasi distinzione tra aborti giusti e sbagliati” e rivendicano il diritto all’autonomia individuale. “Vogliamo la Chiesa fuori dalle scuole, dalle assemblee di istituto, dalle ore di educazione sessuale; fuori dagli ospedali, dai consultori, dai reparti di ginecologia; fuori dallo Stato e dalle case, dalle istituzioni e dalle persone. Fuori la Chiesa dai nostri corpi, dalle nostre scelte, dalle nostre mutande”, conclude il manifesto.
Il corteo si è concluso davanti al Comune di Sanremo. Secondo quanto dichiarato dalle attiviste, la mobilitazione è destinata a proseguire nei prossimi giorni, con nuove iniziative di sensibilizzazione sul tema.





