consiglio comunale porto imperia

Serata particolarmente tesa questa sera al consiglio comunale di Imperia, seguito naturale della prima parte della seduta, svoltasi ieri, che ha visto come punto centrale il numero 9, ossia la proposta alla Regione Liguria di adeguamento tecnico-funzionale del piano regolatore portuale del porto di Imperia, con la proposta di variante al piano regolatore portuale di Oneglia e l’adeguamento tecnico-funzionale della struttura.

Presenti anche i lavoratori portuali, che prima dell’inizio della seduta hanno inscenato una protesta di fronte al municipio. Il timore, espresso tanto dai lavoratori quanto dall’opposizione, riguarda le ricadute che ne deriverebbero sul futuro del porto, che secondo loro porterebbe a una riduzione drastica della componente commerciale a vantaggio di quella turistica, impoverendo quindi il tessuto produttivo della città.

“La pratica che esaminiamo oggi è senz’altro importante”, espone il vicesindaco di Imperia, Giuseppe Fossati, “ma è stata oggetto di un’evidente strumentalizzazione politica. Su temi così rilevanti bisogna ragionare con serietà, senza pregiudizi”.

Fossati ha ricordato che il porto di Imperia è di rilevanza economica regionale e non soggetto all’Autorità di sistema portuale, fatto che consente al Comune di gestirlo direttamente, in collaborazione con la Regione Liguria.

“La proposta riguarda un adeguamento tecnico-funzionale, già in parte presentata nel 2022, che non cambia le funzioni del porto: movimentazione, deposito merci, cantieristica e servizi passeggeri erano previsti e continueranno a esserlo. Non è vero che si voglia uccidere il porto commerciale. Oggi si potrà ancora fare movimentazione e deposito, ma senza strutture fisse, come silos o magazzini. Parliamo di depositi temporanei, non di uno stravolgimento”, spiega Fossati. “Le concessioni demaniali precedenti sono scadute. Questo è il momento per definire meglio l’assetto futuro delle banchine”.

“Se fossi stato sindaco nel ’900”, dice il primo cittadino Claudio Scajola per esemplificare la sua visione, “avrei sostenuto la costruzione della Sairo, perché all’epoca aveva senso. Se me lo chiedessero oggi, direi di no, perché le condizioni sono cambiate. A chi giustamente è preoccupato, dico che in questa fase di transizione, se ci fosse qualche addetto portuale che dovesse pensare di rischiare la propria posizione, l’amministrazione si impegna a tutelarne il posto di lavoro”.

La discussione in consiglio prosegue piuttosto tesa e le critiche si concentrano sulla presunta perdita della vocazione multipla del porto.

“Si tratta”, afferma la consigliera comunale Laura Amoretti (Società Aperta – Imperia di tutti), “di un progressivo svuotamento che parte da lontano e che va contro tutta la letteratura in campo economico, che da anni mette in guardia sui rischi derivanti dall’univocazionalità di una struttura portuale. Oggi non si cancella solo un pezzo di storia, ma un pezzo di futuro”.

Anche il consigliere comunale del Partito Democratico, Ivan Bracco, critica duramente la delibera in discussione sul futuro del porto di Oneglia, accusando l’amministrazione di voler “sopprimere l’attività principale” della compagnia portuale e delle categorie professionali legate al traffico merci, come ormeggiatori, spedizionieri e autisti.

“La delibera che oggi viene presentata è priva di ogni valutazione sulle ricadute negative che avrebbe sull’occupazione”, commenta, sottolineando che la proposta comporta la rimozione delle strutture fisse, elemento essenziale per l’operatività del porto commerciale. Secondo Bracco, si tratta di una modifica “sostanziale” e non meramente tecnica, come invece sostenuto dalla maggioranza, e in quanto tale richiederebbe un iter diverso e più partecipato.

“Non si rileva alcuna analisi preventiva, né sono state coinvolte le associazioni cittadine”, aggiunge, denunciando il rischio di un utilizzo “potenzialmente disordinato” delle banchine e la mancanza di una pianificazione coerente a lungo termine.

Bracco ha anche presentato un progetto alternativo, basato su un porto multifunzionale, che prevede la coesistenza di attività commerciali, turistiche e legate alla pesca. “Il porto oleario, costruito con fondi europei, potrebbe diventare un’area commerciale ben distinta da quella turistica”, dichiara, accusando il Comune di ignorare volutamente questa possibilità a favore di interessi speculativi legati all’area ex Agnesi.

“Quello che è stato detto stasera è una menzogna che nasconde altri profili”, conclude Bracco, chiedendo il ritiro della delibera e l’apertura di un tavolo di confronto pubblico. “È chiaro che si vuole far morire il traffico commerciale, la compagnia e gli spedizionieri che vivono di questo”.

Durante la discussione si sono registrati momenti di forte tensione, sfociati in più occasioni in insulti tra le parti.

La pratica viene infine approvata con 20 voti favorevoli, 10 contrari, 0 astenuti, 1 non espresso e 2 assenti.