[beevideoplayersingle videourl=”https://vimeo.com/195062790″]L’abbandono dei terreni non è una novità nell’entroterra imperiese. In Valle Argentina si registra una situazione piuttosto cronica per quanto riguarda la coltivazioni degli ulivi.

Come spiegato da Franco Boeri, noto frantoiano di Badalucco, il fenomeno è iniziato già a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quando i “grandi industriali di Imperia” hanno deciso di comprare le olive all’estero per risparmiare.

Una strategia che secondo Boeri ha impoverito il territorio: “La gente viene qua e vede solo roveti. Ma dove sono le olive? Come lo fate l’olio? Si chiedono. Questa mossa ha fatto capire al mondo che qui, di ulivi, non ce ne sono.

La situazione è andata aggravandosi nel corso degli anni e delle generazioni, per via della microparcellazione delle campagne. “Ogni 10 vecchi che purtroppo ci abbandonano – spiega – va già bene se un giovane decide di investire nell’olivicoltura. Posso capirli. Con 50 piante in una campagna, 70 in un altra e così via, fare un impianto di irrigazione è un investimento troppo oneroso.”

Ivo Orengo, piccolo agricoltore e ristoratore della valle, dice: “La mia affermazione può sembrare strana, ma i frantoiani non credono più nell’ulivo. Preferiscono trasformare e commercializzare le olive e l’olio senza più investire nelle campagne. Con questa politica si è arrivati all’80% degli uliveti gerbidi e andando avanti così si arriverà al 90%.”

Secondo molti, la Valle Argentina, patria dell’oliva taggiasca, sta perdendo un tradizione e un’economia importantissima. Un cambiamento di tendenza avrebbe importanti ricadute, non solo per quanto riguarda la produzione di olio, ma anche sul settore turistico.

“Immaginate le nostre colline – conclude Boeri – con tutti gli uliveti puliti, potati, tutti i muretti sistemati. Sarebbe una cosa da rimanere senza fiato: essere circondati dagli alberi d’ulivo sulle nostre montagne e difronte avere il mare. Ma chi è che ha un posto del genere?